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16/09/11

NON SOLO NAZCA: (RI)TROVATI COL SATELLITE MIGLIAIA DI GEOGLIFI IN MEDIO ORIENTE



Per accorgersi dell'esistenza della maggior parte dei geoglifi, l'umanità ha dovuto attendere di poter volare. Infatti, a parte quei pochi disegni terrestri noti da sempre, come ad esempio quelli nel sud dell'Inghilterra, pochi sanno che la prima volta che qualcuno potè vedere e far sapere al mondo delle "linee di Nazca" fu solo nel 1927 grazie al pilota RAF Percy Maitland, che volandoci sopra per caso scoprì con grande sorpresa i più famosi geoglifi del pianeta. In questi ultimissimi anni, anche grazie al numero crescente di satelliti in orbita intorno alla Terra, alla loro potenza di scannerizzazione, e all'utilizzo praticamente domestico con cui si può accedere ad essi, moltissime anomalie del suolo terrestre stanno saltando fuori un po' da tutto il mondo: in genere questo accade in seguito a studi e progetti di gruppi di ricerca archeologica e scientifica, ma come è successo recentemente capita talvolta che ad individuare resti di antichi insediamenti sconosciuti siano semplici appassionati intenti a scrutare il globo con Google Earth. In un modo o nell'altro si è scoperto che l'arte di comporre geoglifi che sembrava un' eccentrica anomalia tipica di alcune culture antiche come ad esempio quella Nazca, fu in realtà un'usanza piuttosto diffusa, visto che ormai se ne contano diversi un po' dappertutto sul nostro pianeta. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati individuati in alcunie zone desertiche del Medio Oriente, più precisamente in Giordania, Libia, Egitto e Arabia Saudita, ma come detto, se ne trovano praticamente in ogni continente, soprattutto in zone molto aride in cui il clima ha potuto risparmiarne le fattezze. In questo caso però non si tratta di qualche linea creata qui e là, ma come sostiene il prof. David Kennedy, docente di storia classica e antica all'University of Western Australia, nel solo Medio Oriente ci sono migliaia di questi "disegni", più o meno complessi, i cui particolari usciranno a breve in un suo articolo che sarà pubblicato sulla rivista "Journal Of Arechaelocigal Science".
Differentemente da quelli peruviani che sono praticamente delle linee tracciate spostando la sabbia desertica ed esponendo il suolo più chiaro, i geoglifi mediorientali sono stati creati con delle pietre, ed inolte secondo il prof. Kennedy, nella sola Giordania quest'ultimi sarebbero molto più estesi, in maggior numero di quelli già numerosi di Nazca, e molto più antichi. Le forme come in tutto il mondo ricalcano figure di animali, simboli e strutture geometriche di vario tipo, mentre le più tipiche sembrano descrivere delle "ruote", ovvero degli strani cerchi con talvolta dei raggi che si dipartono dal centro, in cui i più immaginifici potranno certamente vedere delle similitudini con le raffigurazioni classiche dell'iconografia ufologica. Le varie tribù nomadi che da secoli solcano le piste desertiche che attraversano questi geoglifi li chiamano "i lavori degli uomini antichi": purtroppo il passaggio delle carovane ha certamente stravolto, almeno in parte i disegni originali che i loro avi avevano avuto la cura di immortalare sulla pelle ruvida del pianeta.
In generale questo genere arte antichissima, a differenza di tutte le altre testimonianze figurative dei nostri progenitori, ha in sè qualcosa di profondamente atipico e misterioso: innanzi tutto è scontato che per godere della visione ottimale di tali raffigurazioni bisogna guardarle dell'alto, ma questi sono per lo più stati fatti in luoghi desertici, dove non esistono alture, e in periodi in cui l'uomo non era neanche lontanamente in grado di vincere la forza di gravità e volare. Perchè quindi darsi tanta pena per realizzare complesse e intricate linee, disegnando diversi soggetti emblematici, per non poterne mai apprezzare il risultato? Se non per gli occhi degli uomini, per chi sono stati realizzati? Inoltre tali raffigurazioni non hanno nessun riferimento preciso a funzioni religiose note, rituali particolari, allineamenti astronomici, o ad altro scopo evidente per il quale essere realizzate, e nessuno è ancora riuscito a comprenderne il senso o la necessità. Benchè negli anni, soprattutto in riferimento a Nazca, siano fiorite numerose ipotesi per spiegare il moltiplicarsi di tali creazioni, i risultati di tali interpretazioni risultano piuttosto aleatorie, se non del tutto ridicole, prescindendo in modo macroscopico dal bilanciare tanto lavoro di realizzazione e progettazione, con il beneficio ottenibile. Infatti le tesi più in voga attualmente propugnate da insigni archeologi specialisti, vanno dai percorsi rituali, alle indicazioni per trovare corsi d'acqua sotterranei, a cerimoniali non ben identificati. Oltre a queste ne esistono di ben più strampalate, le quali benchè ugualmente non provabili, nascono in genere da studiosi del paranormale e dell'ufologia da baraccone: la teoria più famosa e condivisa in questi ambienti è certamente quella che vede nelle linee, indicazioni "stradali se non vere e proprie piste d'atterraggio per gli extraterrestri. Tutto questo fiorire di idee bizzarre nasce però dal fatto che effettivamente si è ben lontani da trovare una spiegazione razionale valida e soddisfacente, e nessuno è ancora riuscito ad intuire e a spiegare i significati autentici e la proliferazione di tanti geoglifi in giro per il mondo. Dunque c'è stato un periodo nel passato dell'uomo in cui per qualche motivo diverse popolazioni, autonomamente sentirono la necessità di adoprarsi per tracciare numerose e complicate raffigurazioni, abbastanza grandi e nella giusta traiettoria affinche potessero essere osservate dall'alto, e da distante. In alternativa alle ipotesi meno razionali resta da capire dunque come mai il fenomeno racchiuda in sè per lo meno una tale valenza archetipica, visto che antiche culture le più disparate, da tutte le parti del globo, anche se impossibilitate nella reciproca conoscenza, e quindi nell'imitarsi a vicenda, abbiano sentito la necessita di raffigurare forme gigantesche sulla crosta terrestre. Certo è che non è facile riuscire a comprendere nelle attuali teorie storiche una coicidenza del genere; come per le piramidi lo sarebbe solo ammettendo l'impossibile, riscrivendo da principio la possibilità di contatto tra i vari continenti, e di conseguenza dello sviluppo tecnologico raggiunto dagli antichi, rivalutando per sempre le capacità, gli usi e i costumi di popolazioni intese oggi ancora come primitive. Un gran colpo di fortuna sarebbe quello di trovare una sorta di "stele di Rosetta", un qualcosa che ci permetta di entrare nella mente dei nostri progenitori e penetrarne i segreti, rivoluzionando il nostro sguardo sulle loro capacità dipanandoi tanti misteri che attualmente non siamo in grado di risolvere.
Di contro in realtà è possibile che sia tutto molto più semplice di quanto crediamo, ed è solamente colpa nostra che abbiamo perso il contatto concettuale con questi popoli; la nostra civiltà ha dimenticato tutto a causa di un percorso che negli ultimi due secoli ha compiuto sì un salto tecnologico-culturale equiparabile a millenni di sviluppo, ma ha altresì separato irrimediabilmente il nostro sentire da quello degli antichi. Questa è certamente una spiegazione possibile, ma comunque sempre parziale: siamo tanto intelligenti e consapevoli, ma non riusciamo a comprendere qualcosa che a nostro confronto dovrebbe essere intuitivamente semplice, primitivo. Per come ci è dato di conoscere, la storia si è svolta in un certo modo, ed è comodo per tutti cercare di confermarne le tesi, perpetuando lo stereotipo dell'antico inferiore; in realtà non passa giorno che un'anomalia storica si affacci sulla scena, e quando si tratta di un oggetto piccolo e occultabile lo si nasconde nelle segrete dei musei a prendere la polvere, cercando di dimenticarne l'esistenza; ma quando si devono affrontare invece antichissimi templi mastodontici o enormi geoglifi su chilometri quadrati di deserto, allora lì gli storici e gli archeologi famosi scrivono articoli pomposi, stupendosi e domandandosi cosa volessero comunicarci questi incredibili popoli antichi, sempre più capaci di quanto si credesse. Tutto questo però avanzando ipotesi pedanti, contorte purchè innocue, sempre in linea con gli stereotipi classici, tanto da non minacciare lo status quo. Per la nostra storia la posizione dominante della cultura contemporanea e la sua superiore visione delle cose è incontrovertibile, pena l'emarginazione, inderogabilmente ed orgogliosamente intesa come il sacrale culmine splendente del progresso evolutivo dell'uomo.

30/08/11

COME SI SCRIVE UN RAPPORTO SU UN AVVISTAMENTO UFOLOGICO: IL CASO DI SAN ROCCO DI BERNEZZO



Essendo socio del CISU (Centro Italiano Studi Ufologici), resomi disponibile per approfondire un caso di avvistamento ufologico avvenuto nella mia zona, ho avuto l'occasione per indagare, intervistare il testimone e redarre un rapporto formale da consegnare agli archivi.
Per quanto non si tratti di un fatto epocale il caso su cui ho investigato è certamente interessante, così come lo è stato cimentarmi in questa esperienza, utile anche solo per mettere in paratica tanti anni di studio e per conseguire una certa dimestichezza nel rapportarmi nel modo più corretto nei confronti di un testimone di un oggetto volante non identificato. In effetti esiste un manuale destinato agli inquirenti nelle cui pagine si trovano nel dettaglio tutti gli accorgimenti indispensabili per effettuare l'indagine nel suo complesso: a parte tutti gli aspetti tecnici, ci sono ampi suggerimenti su come svolgere l'intervista al testimone, sull'atteggiamento da tenersi nei suoi confronti, le domande e le tecniche essenziali per ottenere l'insieme dei dati importanti al fine di riuscire a rendere un'idea, la più verosimile possibile, della realtà dei fatti avvenuti. Inoltre nel “Manuale di Metodologia di Indagine Ufologica” fornitomi dal CISU  (Edizioni UPIAR, curato nella sua ultima edizione del 2010 da Edoardo Russo, attuale direttore del centro) ci sono tutte le istruzioni per compilare un rapporto d'indagine, strumento indispensabile per permettere a terzi di cogliere tutte le sfumature dei dettagli relativi all'avvistamento e al testimone, al fine di comprendere nel modo migliore possibile l'evento nel suo complesso. Per questo ogni aspetto del rapporto deve essere curato con la massima precisione e con assoluta fedeltà, riportando ad esempio esattamente le parole dell'intervistato anche qualora risultino grammaticamente scorrette, senza ritoccare o aggiungere nulla di proprio, se non nelle considerazioni personali e nel riepilogo definitivo dei fatti. L'intervista, ovvero il cuore del lavoro, è certamente la parte più difficile: fare domande senza influenzare il testimone, ma ottenendo il massimo del realismo possibile, è un arte; bisogna operare una maieutica tutta particolare per la quale ci vuole notevole esperienza ed un talento specifico. Da questo dipende gran parte della bontà del risultato di un'indagine.
In sostanza anche se il rapporto è un approfondimento necessario, utilissimo per valutare con una certa completezza la portata di un avvistamento ufologico, purtroppo non sempre viene effettuato: questo succede per diversi motivi, non non ultimo la ritrosia di alcuni testimoni ad essere intervistati. Infatti il minimo inidspensabile viene rappresentato dal questionario base, uno standard disponibile su tutti i siti on line dei centri ufologici più importanti, nel quale colui che segnala un'avvistamento può, grazie ad alcune domande fondamentali, ricreare un idea approssimativa di ciò che ha visto senza dover sostenere l'"esame" di un inquirente. Ovviamente si tratta spesso di domade un po' forzate e prive della possibilità di approfondimento, quindi molto spesso risulta fondamentale procedere con un'intervista, affinchè il testimone possa esprimere con parole sue le specificità e le caratteristiche particolari della situazione vissuta. Infatti capita spesso che alcuni dettagli, come ad esmpio i colori o la forma di un ufo siano piuttosto complicati da descrivere sommariamente, senza giri di paole che permettano una comunicazione più esaustiva, cosa che risulta sovente impossibile da espletare in un questionario prestampato. E' appunto per questo che si procede con un'intervista approfondita, la quale tra l'altro non di rado si è dimostrata decisiva per individuare eventuali truffe e mistificazioni, o più semplicemente per stabilire l'effettiva natura prosaica e identificabile di quello che all'inizio sembrava essere un oggetto anomalo e misterioso.
Veniamo al caso in questione: l'avvistamento è avvenuto a San Rocco di Bernezzo, a pochi chilometri da Cuneo, in data 22/07/2010 alle ore 22,04 da parte del sig. xxxx. e parzialmente da sua moglie xxxx, mentre erano nel giardino dell'abitazione dei genitori di quest'ultima. Il testimone avvertito dalla sua compagna vede per qualche secondo un'intensa luce sferica incandescente muoversi nel cielo 500-700 metri davanti a sé, grande più di un elicottero, la quale dopo alcune variazioni di intensità luminosa, nell'allontanarsi linearmente a velocità sostenuta, si spegne di colpo e rivela le fattezze apparenti di un velivolo a forma di “V”, o a boomerang. Il testimone perde di vista l'oggetto quando questo, dopo un paio di minuti di volo lineare, allontanandosi si confonde all'orizzonte in un blocco nuvoloso scuro.
Il rapporto consta di una ventina di pagine, nelle quali potrete leggere tutto ciò che c'è da sapere su questo caso e rendervi conto di come si trascrive un'indagine: per gli appassionati (oltre a consigliare di procurarsi il “Manuale di Metodologia di Indagine Ufologica”) questa è un'occasione di conoscere il lavoro standard di un ufologo.

Qui potrete leggerre e scaricare il testo completo del rapporto

11/06/11

SICILIA MISTERIOSA: DAGLI OROLOGI IMPAZZITI A CARONIA - (aggiornato il 18/06/2011)


Da qualche giorno in Sicilia sta succedendo qualcosa di davvero curioso ed anomalo. Un numero imprecisato ma cospicuo di orologi digitali continuano a segnare un ora di 15 -20 minuti avanti rispetto a quella corretta, e non importa se vengono riposizionati: il giorno dopo l'anomalia si ripete sempre uguale. Il fenomeno è talmente diffuso che in poche ore un messaggio lanciato su Facebook da due tecnici informatici, ha ottenuto moltissime visite e conferme, tanto che ormai se n'è occupata anche la stampa, prima quella locale, poi la nazionale.
Le poche ipotesi razionali addotte per spiegare le cause di questo strano fenomeno senza precedenti, si concentrano sulla fornitura elettrica e ad eventuali sbalzi d'intensità della corrente; si è notato ad esempio che proprio in questi giorni sono in corso  lavori di manutenzione all'unica cablatura che collega l'isola al continente. I responsabili però sostengono che i picchi relativi alla fornitura elettrica alternativa con cui è momentaneamente rifornita  la Sicilia, sono del tutto nella norma, e che quindi questa non è la risposta; analogamente per completezza, qualcuno poi ci dovrebbe spiegare il meccanismo che legherebbe gli sbalzi di potenziale all'accelerazione del tempo percepito dai sensori degli orologi digitali, i quali tutti vanno solamente avanti e tutti di 15-20 minuti. Come al solito c'è chi tira fuori spiegazioni alternative ma senza il minimo criterio logico, come l'influsso magnetico derivante dall'attività vulcanica dell'Etna, per arrivare ai soliti demoni, fantasmi, extraterrestri. In fondo sarebbe solo una curiosa anomalia, se non fosse che qualche anno fa, fenomeni ben più strani e misteriosi hanno coinvolto sempre la Sicilia, durante la famosissima ondata di avvenimenti insoliti avvenuti a Canneto di Caronia nel 2004, ed in seguito a Riesi. Dunque si tratta di un nuovo mistero che riguarda l'isola, l'ultimo di una lunga lista; infatti se come dicono i teutofoni "einmal ist keinmal" ovvero "una volta è nessuna volta", l'ennesimo fenomeno bizzarro ed inspiegabile che riguarda questa terra, sembra suggerire invece che qualcosa di profondamente strano, ancora incompreso, pervada la Sicilia con una certa regolarità. Malgrado le ridicole conclusioni della magistratura, che per chiudere in fretta l'imbarazzante pagina dei misteriosi fatti di Caronia attribuì a sconosciuti piromani gli incendi spontanei e gli enigmatici fenomeni verificatesi durante l'ondata di qualche anno fa, in verità l'unico vero gruppo scientifico che si occupò della faccenda aveva idee ben diverse. Infatti, prima che venisse inspiegabilmente smantellato il team di specialisti, chiamato ad indagare sugli strani eventi del 2004 direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il loro portavoce Francesco Venerando dichiarò che secondo i risultati degli esami scientifici effettuati fino a quel momento, le cause avrebbero dovuto cercarsi in un qualcosa in grado di emettere potenti fasci di microonde concentrati, i quali avrebbero innescato i fenomeni elettromagnetici responsabili delle anomalie avvenute a Caronia. Durante gli ultimi giorni d'indagine si stavano concentrando gli sforzi proprio per individuare la sorgente di questi flussi, la quale sembrava provenire dal mare aperto antistante il paesino siciliano. Certo è assai strano che proprio nel momento in cui vennero fuori questi risultati, il Gruppo Istituzionale fu chiuso e privato dei fondi necessari, immediatamente prima di poter offrire risposte certe; per di più nonostante che nel tempo c'è stato chi ha legittimamente inviato ulteriori richieste alle istituzioni per rinnovare e continuare le indagini scientifiche in loco, nessuna iniziativa è stata intrapresa e addirittura neanche risposta è mai giunta; probabilmente l'imbarazzo e tale e la volontà di tenere celate le cause è tale che neanche  si ha il coraggio di parlarne; insomma ci si è ritrovati a sbattere contro il classico muro di gomma, come se davvero qualcuno avesse (e abbia tutt'ora) interesse che la verità rimanga sepolta in fondo al mare.
Comunque per ora non esiste nessun collegamento tra gli orologi impazziti e i fatti di Caronia, se non appunto l'inquietante incidenza di eventi anomali che riguardano la Sicilia. E questi di cui abbiamo parlato sono solo i più noti. Ma perchè le istituzioni non vogliono ottenere e fornire risposte? C'è un qualche coinvolgimento o qualcosa di inammissibile su cui si sta chiudendo un occhio? Sentenze come quella sui fatti di Caronia sono emblematiche, e non fanno altro che dare adito a dubbi inquietanti. Tornando agli orologi, magari si scoprirà che è tutta colpa dell'erogazione elettrica, ma non so se ci si rende bene conto di cosa vuol dire in termini statistici l'alto numero di anomalie che in poco tempo si è concentrato nella regione in questione. Non capita tutti i giorni, neppure tutti i mesi e nemmeno ogni anno che si senta parlare di orologi che viaggiano "avanti nel tempo", e non si è mai sentito di fenomeni come quelli vissuti dalla popolazione di canneto di Caronia, altrove. Insomma sembra davvero ci sia qualcosa di molto strano, circoscritto in quella zona d'Italia, ma sembra anche che non ci sia la volontà effettiva di risolvere davvero la questione, specialmente se indagare vorrebbe dire scoprire qualcosa di ingestibile. Ci sarà da ridere se un giorno un magistrato archivierà tutto, risolvendo brillantemente come a Caronia, anche l'eventuale indagine sul mistero degli orologi impazziti. E i colpevoli? Come per i fatti del 2004 la soluzione sarà semplice e risolutiva: alla fine si concluderà che a mettere in scena il tutto erano i soliti siciliani mitomani, che per cause imprecisate si divertivano a mettere avanti l'ora del proprio orologio, millantando un mistero che non è mai esistito.

Aggiornamento del 18/06/2011
Alla fine il buon senso e la rassicurante spiegazione razionale hanno trionfato ancora una volta e ufficialmente il malfunzionamento degli orologi è stato ricondotto ai lavori di manutenzione al famoso cavo sottomarino che collega la Sicilia alla penisola. A dirla tutta i precedenti controlli della frequenza effettuati appositamente per stabilirlo non avevano riscontrato variazioni nelle linee incriminate; ma questa è la verità che sostengono tutte le teste d'uovo nazionali, sui giornali e sul web, quindi il caso è chiuso: ben inteso è davvero la spiegazione più probabile, e certamente la diffusione via Facebook avrà certamente aumentato la ridondanza dell'evento, facendolo apparire più strano di quello che era. Per lo meno così dicono.  Avranno fatto dei nuovi controlli direte voi.. Prove che il fenomeno sia certamente stato innescato dalla linea elettrica ballerina? Neanche una.. Già... Ma sù... A cosa servono le prove, quando si devono spiegare queste stupidaggini.. stiamo mica parlando di chissà che.. è così e basta, e coloro che ancora si pongono dei dubbi se ne rendano conto: siete dei complottisti che vedete misteri dappertutto. Come dite? Volevate solo capire bene se era effettivamente quella la soluzione, e capirne il meccanismo? Ma per favore non perdete tempo stupidamente.. se proprio non è quella la causa, sarà qualcosa del genere.. e cosa credete che possa mai essere.. Cambiate canale e pensate a qualcos'altro, che è meglio.

26/05/11

UFO E VULCANI IN ERUZIONE- VIDEO



Ufo e vulcani in attività: una casistica ben nutrita ed anomala, che si rinnova e si conferma nel tempo, ripresentandosi praticamente ad ogni nuova eruzione. Per quanto il noto ufologo Maussan e il programma messicano da cui è tratto il video non siano il massimo della credibilità, alcune delle immagini ivi proposte sono davvero interessanti, anche perchè la maggior parte di esse sono storicamente considerate autentiche. Tra le più belle ci sono quelle relative al Popocatepet del 1996, e quelle della camera di sorveglianza puntata sullo stesso vulcano messicano del 14 febbraio 2001. Eccezionali le immagini provenienti dal Costa Rica dove si vede chiaramente un oggetto volante compiere manovre impossibili per un velivolo convenzionale, per di più nel mezzo della nube terrificante dell'eruzione del vulcano Arenale del 2003. Da ricordare assolutamente ci sono anche le riprese effettuate al Fuego de Colima, nel 1998. Invece per quanto riguarda quelle islandesi del 30 marzo 2010 (le prime), le anomalie non sono così evidenti e neppure di gran qualità, tanto da risultare assai meno inetressanti delle successive; le immagini sono molto sgranate: si dice che nessun aereo potesse volare per il blocco totale a causa delle ceneri, ma si potrebbe sempre ipotizzare che quello fosse un velivolo autorizzato, magari un drone, ripreso nel mentre che testasse o sorvegliasse le condizioni della zona. Infatti a ben vedere gli oggetti volanti sono due, e uno ricorda molto la sagoma di un elicottero. Anche in queste, per quanto evocative e ostentatamente celebrate da molti ufologi, è lecito presumere altrettanto, inoltre a differenza delle precedenti ben più spettacolari, tutte quelle islandesi presentate sono tutte immagini così recenti da non poter escludere una ormai facile e onnipresente contraffazione.Sempre dalla maestosa eruzione del Eyjafjallajokull di aprile 2011, c'è un'altra immagine degna d'attenzione, anche solo per il fatto di essere stata ripresa su moltissimi siti specializzati: questa volta il video è sicuramente autentico poichè è stato tratto da una diretta di un noto canale d'informazione televisiva. In questo si vedono diversi oggetti in formazione a "V" mentre volano in prossimità della nube mortifera, dove ci si immagina che anche le temperature, oltre alle numerose sostanze tossiche, non permetterebbero a nessun animale di sopravvivere: effettivamente sembra uno stromo di uccelli, ma è possibile? Sì, e credo sia tutto dovuto ad uno scherzo della prospettiva falsata, facendo apparire le bestiole pennute molto più vicine al vulcano di quanto non siano in realtà. Questa è la spiegazione più logica, perchè nessuna creatura si dirigerebbe in prossimità di un eruzione vulcanica, tanto meno vi sopravviverebbe, inoltre i puntini bianchi si muovono molto lentamente, tanto da sembrare galleggiare, ed a ben vedere la formazione non è così precisa, esattamente come ci si aspetterebbe da uno stormo di uccelli,  invece di essere perfettamente lineare come sovente si è notato in presenza di luci attribuibili ad oggetti volanti non identificati.
Per finire non dimentichiamo gli avvistamenti cileni e il recentissimo ufo ripreso sopra il vulcano Nevada del Huila di qualche mese fa, di cui abbiamo già parlato sulle nostre pagine.
Alla fine questa è una bella panoramica, un mix di alcuni casi famosi ed altri recenti che dimostrano l'assunto iniziale: gli ufo sono in qualche modo attratti da i vulcani in eruzione. Ci sono diversi motivi immaginabili che possono richiamare l'attenzione su un tale evento naturale potente e maestoso, ma cosa spinge davvero, eventuali oggetti volanti sconosciuti, tanto più se allogeni, a presentarsi puntualmente a compiere le loro acrobazie nelle nubi terrificanti dei vulcani? Il mistero come al solito regna sovrano.

25/04/11

APPARIZIONE- OLOGRAMMA DELLA MADONNA IN COSTA D'AVORIO



Cosa rappresenta davvero questo video? Chi si interessa di queste cose ricorderà che non è la prima volta che succede: storicamente si ricordano i supposti miracoli di Medjugorje, (e volendo tutte le apparizione Mariane classiche) ma soprattutto questo episodio ricorda moltissimo l'ologramma del tutto simile apparso in Egitto, a Il Cairo a fine 2009. C'è chi parla, (come al solito) di Progetto Blue Beam (e persino di HAARP!!!), ovvero di fenomeni illusori indotti dal potere forte per controllare o sfruttare la popolazione, chi invece parla di miracolo; ovviamente non mancano le ipotesi di stampo ufologico, oltre ai soliti irriducibili che adducono spiegazioni più prosaiche come lens flare e isteria di massa.
Ma davvero si tratta semplicemente di un'illusione ottica? Mistificazione? A vederla così lo escluderei, sembrandomi chiaro che non si tratti di un abbaglio, e non sembra un video falso o artefatto, almeno per ora, visto soprattutto i precedenti.
La popolazione ivoriana in questi mesi è flagellata da una guerra civile sanguinosa che i media nostrani volutamente ignorano; se cercate su youtube vedrete le raccapriccianti immagini delle violenze in atto, compresi gli spari sulla folla inerme con donne e bambini uccisi. L'unico paese europeo seriamente impegnato in loco è la Francia, per ovvi motivi retro-colonialisti, ma si sa, quando non c'è il petrolio, le guerre non fanno audience, e gli interessi internazionali scemano.
Forse la correlazione più ovvia tra l'apparizione e lo stato africano è proprio questa escalation di cruda violenza, ma lungi da chiunque di noi comprendere la natura e le motivazioni di tale mistero.
L'unica vera spiegazione razionale, visto che nel caso egiziano si trattò con tutta probabilità di un ologramma, è che c'è qualcuno che ha interesse a provocare artificiosamente queste apparizioni, la cui tecnologia avanguardistica e le incomprensibili motivazioni destano sospetti inquietanti.

15/03/11

DIFFICILE DA SPIEGARE: IMMAGINI DI UN DOPPIO SOLE DALLA TV CINESE



So già che un sacco di gente griderà a Nibiru o al Piantea X. Invece è molto più probabile che sia un fenomeno di rifrazione piuttosto raro, e tutt'ora non spiegato. Ovviamente la cosa è misteriosa, ma se fosse Nibiru e fosse così grande e vicino alla Terra ce ne saremmo già accorti, ma soprattutto l'avrebbero già visto milioni di astronomi amatoriali, il cui silenzio totale sarebbe impensabile. Ennesimo misterioso fenomeno di questo mondo, che prima o poi avrà un spiegazione.

07/03/11

ZAHI AWASS LASCIA: UN ALTRO DITTATORE SE NE VA



Qui trovate l'articolo in inglese in cui il nostro Awass giustifica la sua scelta di lasciare (finalmente) il suo posto di mega presidente assoluto per le antichità egizie, o meglio Minister of State for Antiquities Affairs. Se a lui si devono grandi scoperte nel segno di un'indubbio amore sacro per l'Egitto e la sua storia, bisogna anche dire che la sua politica archeologica è sempre stata univocamente diretta alla tutela del patrimonio quanto al pestigio personale. Spesso è stato accusato da più perti di pilotare gli scavi e le ricerche a proprio piacimento, negando senza apparenti motivi progetti utili alla comprensione dei veri misteri di Giza, come ad esempio l'inspiegabile rottura con Rudolf Gantenbrink, il quale con i suoi robottini era riuscito a trovare delle stanze segrete alla fine dei 2 condotti di areazione della Camera della Regina. A rigor di logica avrebbe potute essere la scoperta archeologica del secolo, sapere cosa c'è dietro quei sigilli di granito avrebbe forse permesso di comprendere la funzione della Grande piramide, ma Hawass negò dieci anni or sono qualsiasi esplorazione ulteriore, lasciando con l'amaro in bocca tutti gli appassionati di archeologia del mondo. Perchè decise in tal senso? Mistero più assoluto. I suoi amici saranno tristi, anche perchè in quel casino terrificante che è la gestione dei siti egiziani, lui era davvero in grado di muoversi a suo agio, ed in fondo è sempre stato impeccabile nel proteggere l'incalcolabile tesoro egizio, ma molti altri archeologi ed appassionati saranno emozionati all'idea di poter sperare finalmente di riuscire ad avere i permessi per scavare, la dove Hawass non avrebbe mai permesso. Certo il momento è il peggiore possibile, visto che nel disordine in cui è piombato l'Egitto. Se volete capire meglio leggetevi l'articolo linkato all'inizio.

23/02/11

SINDONE: LA TRASMISSIONE MISTERO, LEONARDO DA VINCI E LA CONFUSIONE



Siccome recentemente è andato in onda l'ennesimo servizio sulla Sindone, durante la trasmissione di Italia1, "Mistero", ripropongo i due articoli sul tema pubblicati a suo tempo su Insolitanotizia. Siccome Marco Berri, invece di chiarirci le idee, ha preferito fare confusione, soprattutto dando spazio all'ipotesi "Leonardo Da Vinci", teoria del tutto improbabile, di nessun valore scientifico e assolutamente anti storica, spero che i seguenti testi vi possano aiutare per fare chiarezza.

IMPORTANTE:
- guardare al fondo del post per un aggiornamento, e il link al notevole lavoro statistico di G. Fanti.

SINDONE: LE BUGIE DEL CICAP (16/01/10)

E' di qualche mese fa la notizia che il CICAP, nella persona di Luigi Garlaschelli, avrebbe riprodotto la Sindone in laboratorio. Infatti secondo Simone Angioni: " Dopo tanti anni di ricerche e speculazioni sulla possibilità di riprodurre una copia esatta del telo esposto a Torino, finalmente si è fatta chiarezza: è possibile riprodurre la Sindone con tecniche che esistevano già nel 1300."
Così la gran cassa della propaganda positivista cicappina è partita con conferenze stampa, riunioni settarie e relazioni presso università varie, per far sapere al mondo che loro sono riusciti a chiarirci le idee su quanto poco di misterioso ci sia nel lenzuolo che per molti è ancora il sudario di Gesù Cristo. Infatti grazie a Thor, lui ci ha mostrato quanto siano futili eventuali elucubrazioni sulla possibilità storica dell'autenticità e sull'ipotetica sacralità del lenzuolo di Torino. L'immagine è di Gesù Cristo? Ma per favore, è palesemente un falso medievale. Sarebbe la traccia della resurrezione di Nostro Signore? Ma dai, è un po' di pigmento ocra slavato via! Strano che, tranne per gli amici della bocciofila e i soci CICAP, non ci siano tanti altri "scienziati" disposti a scommettere sul proprio ateismo fideistico in questo modo, ed è ormai chiaro a tutti come il resto del mondo scientifico rifiuti di pronunciarsi in maniera definitiva sull'autenticità della Sindone, proprio perchè essa possiede delle caratteristiche davvero peculiari ancora non chiarite, non riproducibili, che in seguito analizzeremo. E se pensate che Garlaschelli sia arrivato là dove emeriti specialisti sindonici non poterono in tanti anni, beh vi sbagliate: purtroppo è la solita mezza verità, la solita tattica da venditori di fumo in cerca della ribalta popolare, per apparire 5 minuti nel tg della rai e prendere gli applausi dei loro amici atteggiandosi a grandi uomini di scienza. Ma veniamo ai fatti: Di per sé la Sindone analizzata al microscopio presenta degli elementi che per anni hanno fatto pendere l'ago della bilancia verso l'autenticità storica, verosimilmente databile ai primi anni del cristianesimo. Questo perchè ci sono particolari così precisi ed imprevedibili, come la trama a lische di pesce, i pollini di piante presenti solo in Palestina attorno al primo secolo, nonché i segni della crocefissione ai polsi, e non nelle mani come nell'iconografia classica medievale, che logicamente punterebbero a tale epoca . Ma perchè allora insinuare ad una truffa proprio risalente a 600-700 anni fa? Perchè Dio non esiste, e su Gesù ci sono poche certezze storiche, ma soprattutto per rispettare il classico stereotipo da reliquia bisogna estirparne il sacro, e dulcis in fundo perchè il test al Carbonio 14 effettuato anni fa impunemente stabilì XIV secolo. Questo è il vero snodo che autorizza i soliti saccenti materialisti convinti a sproloquiare sulla medeivalità della Sindone. Peccato che ormai nessuno lo consideri più valido. Infatti la Sindone è un tormento inaccettabile per le menti squadrate di certi scettici impenitenti, non era possibile permettere che da questo enigma sgorgasse tutta questa spiritualità e tutta questa superstizione: era troppo pericoloso non razionalizzare il mistero, quindi partì la macchina per la campagna di calunnia, che culminò nella datazione al radio carbonio. C'è da dire che per quanto lo sforzo di banalizzarne il trucco risultò inutile, chiunque provò a replicarla, con statue incandescenti, pitture varie, vapori e radiazioni, si beccò solo un sacco di pernacchie. Le tesi addotte talvolta riguardavano tecniche ed ipotesi così arzigogolate ed assurde (tra le quali la più bella tirerebbe in ballo addirittura Leonardo Da Vinci) da riempire un bestiario ad hoc. Altre volte quando il metodo poteva essere plausibile è sempre cascato l'asino proprio sulle caratteristiche meravigliose del lenzuolo magico. Infatti come per l'imbrattatura di Garlaschelli, resistono almeno 2 caratteristiche mai eguagliate e non ancora spiegabili da nessuno, senza le quali millantare di aver "riprodotto la Sindone" vuol dire mettersi sullo stesso piano del peggior teleimbonitore truffatore wannamarchiano. Nessuno al mondo è ad oggi riuscito a replicare l'incredibile tridimensionalità dell'immagine sindonica, nè tantomeno a risolvere l'enigma delle fibre insanguinate, sotto alle quali non ci sono tracce dell'immagine, che quindi risultano essere precedenti all'"impressione" della figura del corpo. Insomma chiunque avesse "riprodotto" con qualche stratagemma le membra del suppliziato, lo ha fatto senza intaccare in nessun modo la fisiologicità della sostanza ematica: nè con bruciature, nè con acidi, nè tanto meno con pitture varie. Nella versione fallace di Garlaschelli, il quale sostiene che la pittura è scomparsa anche grazie all'invecchiamento del tempo, ma sostanzialmente "lavata" via con procedimenti chimici, non si capisce com mai il sangue sia rimasto integro nonostante questa pulizia chimica. Senza dilungarci sulle inesattezze e sugli altri particolari tralasciati dal drappo di Garlaschelli, (nonostante da bravo scolaro abbia avuto la brillante idea di copiare il compitino a tal punto, da tralasciare sì importantissime caratteristiche, ma facendo quattro bellissime bruciature per riprodurre realisticamente i danni dell'incendio del XVI secolo) come l'approssimazione del suo tentativo di tridimensionalità, e il silenzio tombale sul modo in cui poter risparmiare il sangue dalla contaminazione dell'immagine, sappiate solo che l'aggettivo più gettonato dagli esperti è stato "infantile". Ridicolo sarebbe altrettanto corretto, se non fosse che taluni giornali e una manciata di servizi televisivi degli amici del CICAPGarlaschelli, abbia davvero svelato l'arcano della Sindone! Capite l'arguzia e la bassezza di tali buffonate? capite il volume dell'acqua tirata al proprio mulino da questi balbuzienti della scienza, e i vantaggi economici e pubblicitari che ne derivano? Riuscite a comprendere il losco e ingannevole percorso di questi burattinai del sapere, il cui unico senso e scopo è accaparrarsi consenso verso il proprio schieramento? Certo che chi conosce il CICAP, i loro metodi, e soprattutto i personaggi che ne fanno parte, non ne sarà sorpreso, e in fondo non potrà che sorridere ad immaginarsi Garlaschelli e Angioni che di nascosto si pitturano le chiappe di "ocra" (e con con tali penosi risultati!). Ma nel contempo non potrà non dolersi nel capire che un altro gradino è stato salito dalla disinformazione, grazie a questa manovra nichilista bugiarda. Ma non basta. Il CICAP, contando sull'ignorante fiducia, tipica del sentito dire del gregge dei propri sostenitori, espone il proprio capolavoro esordendo così: "La datazione al radio carbonio eseguita nel 1988 ha consentito di confermare che il telo fu prodotto proprio in quel periodo", ovviamente accennando alla datazione medievalista. Ecco! di nuovo mentono sapendo di mentire! Una vera e propria scorrettezza, preambolare il discorso con tale assunto mendace. Quando fu pubblicato il risultato dei 3 test effettuati su lembi del lenzuolo, gli scettici scoppiarono a ridere di gioia sbandierando ai 4 venti la loro vittoria trionfale: la ragione aveva finalmente prevalso sulla fede e finalmente si poteva compatire con un ampia gamma di derisioni tracotanti, i poveri fessi ancora convinti del fatto che su quel lino antico ci fosse l'impronta del Cristo. E le facce rilassate di negazionisti storici di mezzo mondo brillarono soddisfatte e un po sfottenti, come dire: lo sapevo.. Quando recentemente venne finalmente messo in dubbio questo risultato parziale, il messaggio era ormai passato e il pregiudizio aveva messo in serio pericolo, il giudizio dell'uomo illuminato e logico che vuol capire. Ma la realtà è che il test è stato effettuato quando le tecnologie applicabili a questo tipo di ricerca erano all'inizio, e con gravi vizi di forma. In oltre bisogna ammettere che per la sua storia, la Sindone ha avuto diversi tipi di contaminazioni che potrebbero aver compromesso un esito sereno di tali risultati, come ad esempio incendi, fumigazioni, compromissioni biologiche note e sconosciute, incalcolabili. Inoltre come sostenuto da più parti, ad esempio lo storico dott. Canfora ( strenuo difensore della tesi del manufatto medievale) il quale: ""concorda (...) sulla inattendibilità dell'esame con il carbonio 14, che colloca l'origine del manufatto nel Medioevo: "(...) il carbonio 14 per oscillazioni di tempo brevi è, più che inattendibile, inutile. Serve a stabilire se una certa selce è del Pleistocene o dell'Età del ferro. Ma per oggetti come la Sindone o il Papiro di Artemidoro affidarsi all'esame del carbonio 14 è ridicolo"."" Quindi o si effettua nuovamente il test e si stabilisce un criterio valido per effettuarlo, senza cadere negli inghippi che annullano il risultato di quello precedente, o basta, non si annoveri più tale misurazione tra le prove addotte da chiunque sostenga la tesi medievalista. Piuttosto se ne discuta esclusivamente a livello storico. Chi continua a farlo come i lestofanti per il controllo delle affermazioni sul paranormale, INGANNA SAPENDO DI FARLO! La cosa abominevole e odiosa è però che molti scienziati, in primis quelli del CICAP, sanno queste cose ma continuano a far finta di niente, o peggio a mentire, cadendo nella stessa miopia fuorviante tipica proprio dell'atteggiamento fideistico che vorrebbero combattere, dimostrando una volta di più (ove necessario) la propria inadeguatezza nell'ergersi a misuratori delle cose, obiettivi svelatori di misteri. Esiste qualcosa di peggio di chi in nome della ragione e della verità inganna sapendo di farlo, o presenta i fatti nell'ottica parziale delle proprie convinzioni, per giungere forzatamente proprio a quei risultati voluti in partenza? Per questioni di principio lo squallore che emana da questa vicenda è disdicevole e la bassezza di tale raggiro è spregevole. Con questo non si sta dicendo che la Sindone è sacra o magica, me ne sbatto di cosa rappresenta, ma sappiate che se volessimo far di conto e calcolare le probabilità del fatto che sia autentica e che l'uomo ritratto su di essa sia Gesù di Nazaret.. beh sono davvero molto, mooolto elevate. Seriamente. Ad oggi poi un nuovo elemento è saltato agli occhi degli esperti. Infatti come già notato anni fa, esiste l'immagine delle lettere di un probabile cartiglio, collocato sulla sindone, di cui nessuno vi ha mai parlato. Oggi finalmente la dottoressa B. Frale, esimia ricercatrice, Officiale responsabile degli Archivi Vaticani, ha finalmente aperto una nuova era nello studio storico del lenzuolo più famoso del mondo, traducendo quei pochi brani del probabile cartiglio che giacque sul telo di lino, che ossidatosi col tempo, subendo probabilmente lo stesso fenomeno sconosciuto che impressionò l'immagine della Sindone, lasciò la sua impronta. Secondo la dottoressa Frale (come scritto nel libro "La Sindone di Gesù Nazareno") queste scritte sarebbero l'impronta di documenti per l'identificazione della posizione burocratica della salma, che se autenticate, indubbiamente collocherebbero il lenzuolo all'anno 30 D.C., confermando che al suo interno si trovò il corpo di Gesù Cristo. Tutto combacia. Le scritte sarebbero in latino, ove porterebbero il "visto" del governatore romano riguardante il verdetto del Sinedrio, il quale scritto in aramaico conterrebbe proprio l'accusa di sobillazione del popolo imputata a Gesù. In greco invece sarebbero state riportate le disposizioni legali religiose per il trattamento della salma, la quale a causa del delitto commesso, avrebbe dovuto riposare per un anno in un sepolcro pubblico, per purificarsi e poter essere ospitato in seguito nel sacro sepolcro di famiglia. Molti personaggi a livelli trasversali non accettano tali conclusioni, farfugliando di lettere invisibili ed errori grammaticali; fatto sta che a livello storico, tutto sembra più che plausibile. In fatti le 3 lingue erano quelle parlate in Palestina a quei tempi, sotto il dominio dell' Impero Romano all'epoca di Tiberio. Le disposizioni legali burocratiche e l'ipotetico cartiglio , probabilmente applicato al sudario da un ufficiale romano dello Stato Civile , corrispondono a plausibilità storica, e la data del 30 D.C. è quella più verosimile per la morte storica di Gesù. Perchè allora se a livello scientifico tutto punta verso l'autenticita del lenzuolo, e a livello storico tutto sembra richiamare la figura di Gesù Cristo il Nazareno, ancora si esclude scientificamente la possibilità che lo sia? Perchè taluni scienziati si affannano ancora a confutarne le certezze, piuttosto che a confermarne gli elementi peculiari? Di cosa si ha paura??
Uno dei pochi ricercatori sereni è proprio uno della primissima ora, ed è forse il più preparato scienziato che abbia studiato a fondo la Sindone. Questi è il dott. Baima Bollone, docente di Anatomopatologia all'Università di Torino. Egli sostiene che la così detta Sindone è: un lenzuolo funerario che è stato messo sotto il cadavere, poi adagiato sopra e chiuso ai piedi. Se ne vede l'immagine del lato superiore ed inferiore. E' certamente l'immagine di un cadavere. E' la posizione di rigor mortis di un uomo crocifisso, presentante un ampia lesione sul costato da cui è fuoriuscito sangue dopo la morte. Quando ancora vivo deve aver subito diverse lesioni da flagellazione e l' imposizione di un casco di spine sul capo. Per la posizione dei chiodi nelle membra, 'inchiodamento è quello tipico della crocifissione romana. L'uomo a cui appartiene il cadavere era snello, alto e di tipo semitico. Il sangue è vero sangue umano: non è un dipinto, non è un falso. Baima Bollone sostiene che la riproduzione di Garlaschelli, "che è stata così pubblicizzata recentemente" è grossolana, e non riporta le principali caratteristiche peculiari del lenzuolo originale. Infatti sul lenzuolo esiste un divario tra le macchie di sangue e le immagini corporee. Ovvero le macchie di sangue vitale sono state versate prima della produzione delle immagini (come già spiegato in precedenza infatti, al di sotto delle macchie di sangue non vi è traccia delle immagini). Per di più esiste una discrepanza topografica tra le macchie e le immagini: man mano che ci si allontana dal centro del lenzuolo verso la periferia, le macchie ematiche presentano un allargamento, la classica deformazione da contatto, come raddrizzando una superficie curvilinea, mentre le immagini, del volto ad esempio, hanno una caratteristica proiezione lineare, oltre che tridimensionale: pur nascendo da una superficie "curvilinea" (quella del capo) non hanno tale deformazione. Questa enigmatica disposizione dei fattori rimane non falsificata (da Garlaschelli) ed al momento non falsificabile. Secondo l'esimio professore (che la sa lunga) la Sindone non è un manufatto, ma una realtà archeologica. In conclusione non vi sono certezze scientifiche sulla datazione e sull'identità dell'uomo della Sindone, ma tutti gli indizi logici indicano che, per lo meno storicamente, sembra davvero autentica. Le probabilità sono di gran lunga superiori a quelle richiamanti ad un'ipotesi di falsificazione medievale, a maggior ragione se considerato un manufatto. Capisco la frustrazione di Garlaschelli, del CICAP, e di tutte quelle teste d'uovo che vorrebbero distruggere ed eliminare il meraviglioso da questo mondo, e razionalizzare il mistero anche di questo oggetto. Ma non è certo con 4 stracci dipinti con sostanze disponibili nel XIV secolo, che si può spiegare un enigma come quello in questione, così come non si può eliminare l'ipotesi che esistano poteri psichici sconosciuti ed eventi metafisici reali per il fatto che nei loro laboratori non si possano provare scientificamente. La mentalità della negazione non paga in questo campo, e fino a quando il CICAP o chi per essi non si renderanno conto che il cosmo non è fatto a misura d'uomo, continueranno a prendere sonore cantonate come in questo caso. La scienza deve essere affascinante, ma soprattutto affascinata dal mistero, non porsi ad esso in posizione di pregiudizievole superiorità. Sciocchezze come questo esperimento verranno presto dimenticate, così come i protagonisti di questa storia, ma possiamo dire lo stesso del messaggio che hanno insinuato? Resta infinita tristezza per la mancanza d'umiltà, ma soprattutto per l'atteggiamento meschino, di chi pur avendo idea della meraviglia insita in certi fatti delle umane esperienze, preferisca temere l'ignoto anzichè percorrerlo nella sua avventurosa ricerca, e guadagnandosi con la paura il diritto di ergersi a giudice assoluto, inganna gli uomini, esaltando la propria cecità a virtù sublime.
Qui la puntata del 06 gennaio 2010 dedicata alla sindone di "Alle 9 in punto", programma radiofonico condotto da Oscar Giannino, che richiamato la mia attenzione sul caso.


SINDONE: QUALE IL VERO MIRACOLO? (10/04/10)

Siccome da domani 10 aprile, la Sindone sarà esposta per alcune settimane, fino al 23 maggio, colgo l'occasione per condividere alcuni spunti ulteriori, rispetto al post precedentemente comparso su questo blog: "Sindone: le bugie del CICAP", sul lenzuolo conservato a Torino. Come molti sapranno non esiste una verità scientifica, per ora, che possa catalogare l'artefatto sindonico nella categoria del "manufatto artistico", e tanto meno esiste un metodo attendibile per valutarne l'età, o teorie inattaccabili per spiegare le peculiarità uniche delle tracce del corpo del suppliziato impresse sul lino. Insomma la Sindone resta un mistero assoluto, ancor più affascinante poichè secondo recenti analisi si è stabilito che l'evento che produsse l'immagine dell'uomo sindonico sul telo, oltre ad essere qualcosa di incredibilmente potente, avvenne all'incirca da 36 a 48 ore dopo la morte del crocifisso.
Insomma un'altro indizio ricostruibile solo dall'uomo tecnologico che richiama alla storia dei Vangeli, e che nel contempo allontana ulteriormente (se ce ne fosse ancora bisogno) la tesi che vorrebbe la Sindone un manufatto reliquiario medievale.
Insomma niente per adesso impedisce ai credenti di ritenere la sua formazione un prodigio divino, la prova del miracolo della Resurrezione.
Un altro aspetto emerso di recente, è relativo alla posizione del cadavere ospitato per quei due giorni dal sudario. E' stato osservato che anche questa caratteristica è compatibile con quella reale derivante dalla posizione di rigor mortis tipica della morte in croce, ovvero con il capo e le spalle leggermente inclinati verso il basso, le gambe lievemente piegate ed i piedi allungati in avanti.
Ora, per spiegare la corrispondenza totale con tutte le caratteristiche fisiche della Passione di Cristo riscontrate scientificamente sulla Sindone, e se a tutti i costi volessimo ignorare gran parte dei fatti ed ostinarci a ricostruire un'eventuale origine medievale, l'unica ipotesi realistica resta la più raccapricciante. Infatti a questo punto l'unica via che avrebbe potuto percorrere il geniale falsificatore per ricostruire meticolosamente il lenzuolo funerario
Davvero un'ipotesi sinistra quanto inverosimile.
Il tutto senza considerare la lungimirante scelta del tessuto, il quale oltre ad essere identico a quello in uso nel primo secolo in Terra Santa, avrebbe dovuto in qualche modo essere cosparso dei pollini che in antichità permeavano quella zona o in alternativa avrebbe dovuto sceglierne uno antico di milletrecento anni facendolo pervenire dai dintorni di Gerusalemme (infatti sulla Sindone sono stati trovati pollini tipici della Palestina, caratteristici del periodo storico concomitante a quello della vita di Gesù).
Nell'immaginare tale ipotesi, è inutile sottolineare quanto il rasoio della logica della semplicità porti ad escludere tale laboriosa e macabra ricostruzione, preferendole di gran lunga una raffigurazione più semplice nella fattura ma altrettanto evocativa nella forma. La reliquia sarebbe stata lo stesso d'effetto, anzi, magari sarebbe potuta apparire molto più significativa, se meglio dipinta, la quale non avrebbe di certo destato nessun sospetto e sarebbe senz'altro bastata al semplice sguardo del fedele medievale. Difficile in vero ipotizzare tanta cura per i posteri, ignorando che un giorno i cristiani avrebbero avuto a disposizione microscopi a scansione elettronica per testarne l'autenticità.
In oltre per quanto si possa ipotizzare per assurdo l'interesse dell'artista ad ottenere l'effetto vedo/non vedo, resta comunque la grande incognita sulla tecnica usata per produrre l'immagine in quel modo atipico, tale per cui al di sotto del sangue non vi è l'impronta del corpo, ma soprattutto concepita in modo tale che non riporti la caratteristica traccia distorta, tipica della formazione per contatto, ma presenti la figura umana "in proiezione" praticamente per ascesa.
In ultimo, particolare davvero bizzarro, nella sua immaginifica resa della resurrezione, l'ipotetico falsario avrebbe ideato una peculiare stratificazione delle fibre per la sua Sindone, le quali mostrano l'immagine del corpo sui due strati esterni del lenzuolo, ma non in quelli interni (dove invece è presente il sangue, poichè assorbito normalmente).
Ammettiamo una scomoda realtà: se non fosse per quello sciagurato test del Carbonio14 effettuato qualche anno fa, che indusse in errore un'intera generazione di sindonologi suggerendo una datazione medievale del lenzuolo, nessuno, nemmeno lo scettico più miope, avrebbe ancora il coraggio di sostenere l'improbabile tesi del manufatto.
E' oggettivamente contro ogni logica sensata perdurare in questa ipotesi, a maggior ragione oggi, dal momento che il famoso test è stato del tutto invalidato, e non solo per le effettive lacune metodologiche. Infatti la Sindone ha subito diversi tipi di contaminazioni durante le sue peregrinazioni, come ad esempio durante l'incendio del 1532 o le continue ostensioni in luoghi fumosi come chiese e cattedrali (si pensi anche solo al possibile carbonio assorbito dal fiato umano dei fedeli in adorazione) ed inoltre risulta incalcolabile il grado di compromissione chimica accumulato durante i misteriosi primi secoli della sua esistenza, non potendo conoscere con certezza i metodi scelti per la sua conservazione o per il suo restauro.
In merito alla possibile datazione dunque, tutto questo probabilmente sarebbe già troppo per un reperto organico adatto alla datazione con il metodo del radio carbonio, contando poi che è universalmente noto, quanto la stessa tecnica d'indagine sia del tutto inadeguata per valutare reperti così recenti, non rimane altro da fare che escludere il risultato improprio di questa valutazione e cercarne un altro che possa, scientificamente, datare con maggiore pertinenza l'artefatto sindonico.
Tra l'altro un ulteriore elemento che invalida del tutto il risultato del famoso test, è la pessima scelta del lembo di lenzuolo prelevato dalla Sindone. Infatti lo stesso Ray Rogers, esperto scettico impenitente, accanito sostenitore del risultato del test, dovette in fin di vita ricredersi, notando che nel rimasuglio di tessuto avanzato dalla campionatura del telo, era effettivamente presente del cotone. Questa era la prova che la Sindone nel corso dei secoli (probabilmente in seguito a delle lacerazioni) era stata "rattoppata" e in qualche modo sapientemente camuffata per apparire intatta ad occhio nudo, come sostenuto in precedenza da due dilettanti investigatori sindonici, Benford e Marino.
Ovviamente i lembi di tessuto sezionati, appartenevano proprio a quel piccolo settore del grande telo, restaurato col cotone, probabilmente risalente al XVI secolo.
Quando la sfortuna ci si mette...
Comunque sono ben pochi i sostenitori della tesi medievalista che non fanno mistero di tale errore, compresi quelli del CICAP, che continuano tranquillamente a sostenere la loro incoerente tesi, seppur inattendibile dal punto di vista scientifico.
A proposito del Comitato controllore del Paranormale, qualche mese è passato dal tentativo di Garlaschelli, (uomo della parrocchia di Piero Angela), il quale ha il torto di avere avuto il cattivo gusto scientifico, di sostenere di aver riprodotto la Sindone con metodi medievali.
Ad oggi NESSUNO è riuscito a riprodurre, neanche lontanamente, un'immagine simile del "sacro lenzuolo". Quella di Garlaschelli è un'imitazione grottesca, un dipinto chimico con tecniche medievali che nulla ha a che vedere con la vera Sindone, specialmente nelle sue portentose caratteristiche peculiari.
Ma tanta applicazione non risulta un inutile esercizio di stile. Seppur nelle intenzioni abbia voluto dimostrare come sarebbe stato possibile per un artista medievale produrre" l'effetto Sindone", ha in realtà dato un elemento su cui riflettere di opposto significato. Quello di Garlaschelli infatti mostra implicitamente proprio cosa non è il lenzuolo di Torino, ovvero un manufatto medievale, poichè per assurdo il valore che ha, è proprio quello di dirci come sarebbe stato l'artefatto sindonico se in effetti fosse stato fatto in quel periodo.
Spero che chiunque abbia investito la propria credibilità sindonologica in tale esperimento, abbia il senso dell'umorismo.
Comunque volendo per forza effettuare nuovamente il test del Carbonio 14, ci sarebbero dei campioni perfetti a disposizione, poichè già asportati dalla Sindone.
In effetti durante una delle ultime operazioni di restauro, dovrebbero essere stati eliminati i lembi di telo carbonizzati nell'incendio di Chambery del XVI secolo, e siccome di un oggetto così prezioso non si butta via niente, dovrebbero essere stati meticolosamente conservati.
Ad oggi il lenzuolo è stato irrimediabilmente contaminato con il Timolo, un antiparassitario usato per proteggere la custodia sindonica, per di più la Chiesa ha decretato temporaneamente la fine degli esperimenti.
Restano però quei pezzi carbonizzati di lino, i quali senza intaccare nuovamente la Sindone potrebbero essere usati per il test, poichè secondo alcuni scienziati da questi (e solo da questi) si potrebbero ancora separare le molecole di Carbonio originale, da quelle derivanti dalla contaminazione del Timolo.
In conclusione sono molte le cose che si sono desunte da questo reperto archeologico, specialmente in questi ultimi quaranta anni, le quali se ci hanno detto moltissime cose sulla sua natura fisica, non hanno portato però a nessuna conclusione esaustiva per la sua comprensione. Essa ci è stata tramandata così, e così è rimasta: un enigma il cui segreto resta inattaccabile quanto inconcepibile, per gli occhi e le tecniche dell'uomo, attraverso i secoli.
Le ultime ipotesi "scientifiche" parlano di una forza necessaria pari ad un'esplosione nucleare, o ad un fulmine, per tentare di dare una spiegazione alla straordinaria formazione di tale immagine.
Siamo davvero alle soglie del miracoloso.
A guardare bene però, il vero miracolo sarebbe scoprire che la Sindone è davvero un manufatto medievale. Se così fosse infatti, vorrebbe dire che un genio nel XIV secolo è riuscito ad inventare un metodo per realizzare qualcosa che l'uomo tecnologico contemporaneo non è in grado di spiegare, tanto meno di replicare, nonostante tutta la sua scienza.
Tra questo e la Resurrezione quale sarebbe dunque il vero miracolo?


- AGGIORNAMENTO del 23/02/2011

Si noti che l'imitazione di Garlaschelli, come già detto non ricalca minimamente i peculiari e più importanti elementi della vera Sindone. Purtroppo però lo stesso scienziato italiano continua imperterrito a divulgare le proprie illazioni, sostenedo con grave approssimazione che appunto, la sua riproduzione confermerebbe la falsità del lenzuolo originale. Oltre ad essere un'infame e presuntuosa menzogna, tutte le caratteristiche da lui imitate e acclamate ai quattro venti sono solo alcune, tra le sole che effettivamente sono riproducibili, di natura puramente estetica e non intrinseca, e la cui l'importanza è assolutamente marginale, rispetto al totale delle peculiarità che rendono la Sindone un vero mistero. Nei discorsi di Garlaschelli infatti si fa ben attenzione a non menzionare le qualità speciali, del tutto non riproducibili e mai ancora riprodotte (per lo meno fino ad oggi). Bel comportamento etico e scientifico, da parte di chi si vanta di indagare con razionalità e oggettività! Infatti sia la famosa tridimensionalità dell'immagine sindonica sia la particolare disposizione delle tracce di sangue (che seppur al di sopra dell'impronta dell'uomo della Sindone, sono antecedenti alla formazione della stessa), secondo l'unanime parere della comunità scientifica, non sono attualmente replicabili, soprattutto presumendo che la tecnica di realizzazione sia simile a quella ipotizzata da Garlaschelli. Ovviamente il nostro chimico fa ben attenzione a rimpinzare di dati irrilevanti i propri ascoltatori, badando bene a non menzionare i veri elementi cruciali che rendono il suo lavoro carta straccia, dall'insulso valore scientifico. La comunità scientifica è infatti conocorde nel sostenere la propria incertezza a riguardo, trovandosi nell'impossibilità assoluta di risalire all'eventuale tecnica artistica o al fenomeno naturale che diede origine a queste due caratteristiche, ad oggi appunto ancora irrealizzabili.
Ma perchè allora Garlaschelli e il codazzo di entusiasti sostenitori continuano imperterriti a vantarsi di questa inutilità, pur essendo di sicuro coscienti della falsità che propugnano? La risposta è semplice e tristemente comprensibile. Infatti il progetto è stato commissionato ed in parte finanziato dall' Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, nella persona di Gualtiero Massa, un'associazione evidentemente di parte e molto interessata a diffondere quel proselitismo scientista, il cui unico interesse è nullificare qualsiasi aspetto metafisico, spirituale e misterioso della natura, infettando ulteriormente di quel cinismo da operetta ottocentesca, la nostra cultura occidentale, già così tecnocratica e materialista. E' chiaro come l'interesse fosse quello di battere la gran cassa della retorica scientista, contando sul fatto che oggi l'approssimazione e la superficialità dell'utente medio, avrebbe fatto il resto, veicolando in maniera assoluta, seppur scorretta, l'idea che la Sindone sia un falso. L'importante era accontentare il mandante iconoclasta e meschinamente sostenere che anche questo baluardo del mistero, e soprattutto della fede (due categorie profondamente osteggiate, evidentemente) fosse tramontato in favore dell'illuminata razionalità dell'uomo tecnologico moderno, ennesimo tentativo truffaldino per far prevalere quell'univoca cultura nichilista che ci vorrebbero imporre. Purtroppo è assai triste notare come ciò che dovrebbe essere oggettivo e super partes come la scienza, le cui finalità dovrebbero essere puramente umanistiche e universalmente comprensive, è invece manipolata sapientemente da vere e proprie sette, al soldo di chi agogna un controllo mentale e spirituale del tutto simile a quello dei peggiori integralismi religiosi, utilizzando tecniche di comunicazione di massa miste a brandelli di verosimiglianze scientifiche, per infondere credibilità al prorpio credo. Personalmente non mi interessa difendere la fede o la Chiesa, e per quanto reputi più probabile che la Sindone sia storicamente autentica, non mi preme difenderne la sacralità. A me interessa esclusivamente comprendere, grazie anche al metodo scientifico, la realtà dei fenomeni misteriosi di questo mondo: per questo i miei nemici giurati saranno sempre i mistificatori, siano essi i complottisti mendaci, i fanatici religiosi, o gli scientisti pseudo scettici; categoria questa ancora più odiosa ed insidiosa, poichè strumentalizzando la logica ai propri interessi, in un'apparente coerenza scientifica, hanno l'abilità e i mezzi per contribuire in maniera irreversibile alla manipolazione della realtà, perseguendo semplicemente come tutti gli altri, ma un po' più squallidamente, i propri deprecabili fini.

N.B.
Si ricorda che non è mia intenzione cercare dimostrare che la Sindone raffiguri il corpo di Gesù Cristo, e non mi interessano le implicazioni religiose derivanti da questa ipotesi. Semplicemente mi preme sottolineare come la maggior parte delle prove scientifiche (a parte la controversa datazione al C14) puntino verso l'autenticità storica del lenzuolo, compatibile con una datazione relativa al I° secolo D.C., e che in base agli indizi ottenuti fin qui nelle diverse analisi del lenzuolo, è statisticamente molto probabile che non si tratti affatto di un manufatto artistico, come sostenuto ad esempio da Garlaschelli.

Per un ulteriore approfondimento, come conferma di quanto scritto e per togliersi quei pochi dubbi che ancora potrebbero persistere nelle menti più scettiche, propongo la lettura del notevole lavoro statistico presentato da Giulio Fanti ed Emanuela Marinelli:

Risultati di un modello probabilistico applicato alle ricerche eseguite sulla Sindone di Torino

16/02/11

MISTERIOSI CERCHI NELLA NEVE

foto da: Educate yourself

Il responsabile del parco Adrian Phillips sostiene che non vi sia alcuna spiegazione naturale utile a risolvere il mistero di tale manifestazione: nè funghi come quelli responsabili dei "cerchi delle streghe", nè strambi effetti dovuti alla disposizione degli alberi, o a preesistenti tracce nel terreno. Questo curioso fenomeno con tutta probabilità sembra dunque il risultato di qualche "artista" della zona, anche se non vi è la minima prova, come eventuali tracce di camminamento o indizi sull' utilizzo di arnesi particolari, ed è senza precedenti nella memoria degli abitanti del luogo. Resta comunque una realizzazione alquanto originale, e il risultato estetico è certamente evocativo. Il fatto è avvenuto a Leckhampton Hill, a sud di Cheltenham, nel Gloucestershire, in Inghilterra, riportato il 9 dicembre 2010 dal giornale "Gloucestershire Echo".

22/01/11

TEAM DI GIAPPONESI TROVA NUOVO GEOGLIFO UMANOIDE A NAZCA


Il fatto è appena stato annunciato e sembra credibile; secondo la notizia pubblicata su un sito specializzato, ancora da confermare, Masato Sakai, professore della Yamagata University presso la Faculty di Literature and Social Sciences, insieme al suo team di archeologi avrebbe scoperto due nuovi geoglifi nella Piana di Nazca, in Perù; in uno ci sarebbe il viso umanoide della foto, nell'altro un non specificato animale. Questi sarebbero stati trovati in una zona dove incontrare questo tipo di disegni è piuttosto raro, e tra l'altro risalirebbero all'epoca più antica della civiltà Nazca. Vista l'immagine di questo geoglifo, di vaghe sembianze umane, sono sicuro che qualcuno griderà subito all'alieno. Effettivamente il viso è un po' inquietante ed è facile vederci fattezze ambigue, ma i bizzarri disegni di questa misteriosa cultura estinta sono sempre un po' stilizzati, quindi non c'è di che scomporsi.
Per ora le teorie esposte per spiegare le linee di Nazca sono una meno verosimile dell'altra, ma l'attività nel sito è costante e prima o poi qualcosa ci capiremo, ma per ora è davvero poco credibile che le linee seguano ipotetici percorsi rituali, o falde acquifere sotterranee, come recentemente ipotizzato.
Come sempre aspettiamo sviluppi e conferme, e nel caso, contateci, vi faremo sapere

AGGIORNAMENTO 23-01-2011
La notizia è stata confermata da più parti. Ora la si può trovare su riviste e siti specializzati.

19/12/10

POLTERGEIST?



Si tratta di un vero fenomeno sovrannaturale o di semplice messa in scena? Secondo alcune tra le voci tradizionalmente scettiche, ma non stupide, stiamo assistendo esclusivamente ad un ragazzino particolarmente abile a dare l'illusione di essere trascinato da una forza invisibile. Sarà, ma se è così è davvero bravo.
Si dice che la sedia si muova prima del corpo del ragazzo, cosa che ne smaschererebbe la spinta, ma il fatto che lo stesso si rifugi subito nelle braccia di quella che sembra esserne la madre, come per trarne conforto in seguito ad un bello spavento, resta un elemento psicologicamente realistico e particolarmente efficace.
E' il solito video di Youtube, quindi armatevi di pinze prima di pensare a prenderlo per buono, se proprio ci tenete...
Ciò nonostante ricordiamoci che anche in tempi recenti, casi riconducibili al classico "poltergeist" considerabili autentici, quindi senza una spiegazione razionale seppur dopo studi approfonditi, ci sono, da sempre, anche se come al solito certa parte della critica razionalista fa finta di dimenticarsene.
Per quanto sia enorme l'utilizzo improprio del termine, questa misteriosa manifestazione è stata largamente utilizzata per frodi di ogni tipo nonchè stereotipizzata in diversi film. In sostanza però il fenomeno Poltergeist ha origini e testimonianze antichissime e spiegazioni assai incerte, specialmente nelle sue accezioni più credibili. Resta in effetti una realtà molto controversa ancora molto poco considerata in ambito scientifico, nella quale però sembra nascondersi molto di più di semplici inganni o di inquietanti spiritelli burloni.

21/08/10

HESSDALEN: AFFASCINANTE MISTERO PER SCIENZIATI ED UFOLOGI



Hessdalen è una piccola valle situata al centro est della Norvegia, ad una cinquantina di chilometri dal confine svedese, il cui nome è diventato famoso in tutto il mondo per gli enigmatici fenomeni luminosi che da una trentina d'anni compaiono puntualmente in quella zona. Si tratta di uno dei misteri scientifici più affascinante dei nostri tempi, anche perchè a differenza di altri analoghi fenomeni ancora incompresi la cui manifestazione è pressoché imprevedibile, le luci di Hessdalen hanno una frequenza di apparizione costante, cosa che ha permesso centinaia di avvistamenti documentati. Negli anni si sono susseguiti diversi gruppi di studio a vari livelli, dando vita praticamente ad uno stabile progetto di osservazione e di ricerca scientifica internazionale.
Il periodo in cui si verificarono i primi episodi ai quali assistettero eclusivamente gli abitanti della zona, va dal dicembre del 1981 al 1983, con frequenti avvistamenti da parte dei residenti, esterrefatti nel vedere questi globi luminosissimi sorvolare i tetti delle loro case, o ballonzolare indisturbati nella valle tra i boschi, sia in cielo che sulle montagne, di notte e di giorno.
Il campionario peculiare dei fenomeni luminosi testimoniati è abbastanza vario: la maggior parte delle descrizioni racconta di piccoli flash intensissimi di colore bianco o bluastro, nel cielo o a mezz'aria. Si sono viste in oltre luci bianche o giallastre più grandi sorvolare le case, vagare nelle valli o stazionare a terra: alle volte immobili per ore, altre in leggero movimento, talvolta capaci di improvvise e notevoli acellerazioni. Il terzo tipo definito da molti "l'oggetto" consiste in un gruppo di luci disposte "in formazione", in genere composto da tre elementi, due dei quali bianchi o gialli, con un terzo rosso davanti a guidare il "triangolo", avvistato in volo sopra le montagne o alto nel cielo, solitamente in direzione Nord.
In generale la forma e la grandezza delle luci sono diverse, da piccole e tonde come una pallina da ping pong, a più grandi strutture articolate ad "albero di natale", così come ci sono filmati e fotografie di sdoppiamenti e di "sfere" più piccole espulse da luci più grandi. Il colore solitamente varia  per lo più dal bianco, al giallastro, al rosso, ma si sono viste anche luci blu, verdi, cromie cangianti e soggetti multicolore, talvolta dall'aspetto solido, molto spesso pulsanti.
Oltre a questi fenomeni luminosi tipici, sono stati rilevati altri oggetti le cui caratteristiche sono compatibili con le descrizioni classiche solitamente attribuite agli ufo, ovvero si parla di corpi volanti di colore nero, di forma ovale o rettangolare, o più comunemente sigariformi o discoidali.
Per la gente del posto inizialmente la cosa non ha rappresentato un problema, anzi il fenomeno richiamò i primi turisti i quali spesso tornavano a casa soddisfatti per la fortuna di aver assistito a qualcosa di particolare. Con il moltiplicarsi degli episodi il clamore dovuto al susseguirsi degli avvistamenti richiamò l'attenzione delle autorità e dei media, e con il conseguente fiorire di racconti più o meno credibili iniziarono i primi fastidi e nel contempo furono avviate le prime indagini governative e scientifiche, da cui però non sortì alcuna spiegazione plausibile.
Nel 1983 con la diffusione della notizia oltre i confini nazionali aumentarono progressivamente le visite dei curiosi e iniziarono ufficialmente gli studi e le ricerche internazionali, dapprima con il "Project Hessdalen" fondato da alcuni gruppi ufologici scandinavi, e in seguito con veri e propri drappelli di scienziati da tutto il mondo, tra cui diversi italiani.
Ad oggi esistone una manciata di spartane postazioni permanenti per accogliere gli osservatori e sorvegliare il panorama della valle costantemente. Tra le più frequentate c'è quella del "Project Hessdalen" che fino a poco tempo fa era addirittura dotata di una videocamera in funzione 24 ore su 24, per inviare immagini ogni secondo.


 ANALISI
Tecnicamente quelle di Hessdalen appartengono alla categoria dei "Transient Luminous Phenomena in the Athmosphere" (LTPA, Fenomeni Luminosi Transienti in Atmosfera), ma attualmente non esistono spiegazioni scientifiche sulla causa del fenomeno, ma solo delle ipotesi e delle idee sulla loro composizione. Infatti si sospetta che siano delle "bolle di plasma" di origine naturale simili ad esempio a fulmini globulari, ma differenti da tutto ciò che è noto, le cui caratteristiche se interpretate potrebbero rappresentare le basi per delle nuove applicazioni della fisica dei plasmi. A differenza di ciò che conosciamo e sappiamo fare con questo tipo di stato della materia, una manifestazione di origine plasmatica come quella osservata in Norvegia sembra in grado di mantenere una struttura stabile e conservare straordinariamente la sua energia e il suo calore non adiabaticamente, ovvero senza subire l'influenza dell'ambiente esterno, emettendo anche diverse decine di kilowatt di intensità luminosa per tempi prolungati, con relative temperature stimate in alcune migliaia di gradi. Questo è  difficilmente possibile per una normale "plasma ball", a meno di ipotizzare che sia dotata di un intenso campo magnetico (vedi risultati sperimentali ottenuti con il Tokamak) che ne confini il plasma in una struttura molto circoscritta. Ciò potrebbe  accadere se una forza centrale che simula la gravità tendesse a far collassare il plasma, impedendo così che si verifichi la sua normale espansione adiabatica verso l'esterno, la qual cosa infatti porterebbe questo materiale a raffreddarsi rapidamente fino ad estinguersi. Siccome, per una nota legge fisica, le linee di forza del campo magnetico sono sempre "congelate" nella materia (ioni ed elettroni costituenti il plasma, in questo caso), quando essa collassa per qualche ragione, allora il campo magnetico contenutovi viene fortemente amplificato, creando così una specie di "gabbia magnetica" in grado di confinare il plasma.

Come detto al momento si possono fare solo ipotesi per tentare di spiegare questo straordinario meccanismo fisico. Tuttavia le caratteristiche sbalorditive non finiscono qui. Ad esempio si è notato tramite analisi spettrografica, che nonostante il volume della supposta "bolla" possa mutare ingrandendosi, la sua intensità luminosa anziché diminuire drasticamente fino a spegnersi rapidamente come dovrebbe, addirittura può aumentare, mentre si è osservato che la temperatura resta sempre costante. Altrettanto curiosamente capita talvolta che la superficie dell'"oggetto" appaia densa, come se fosse un vero e proprio solido illuminato: ciò potrebbe derivare da un processo termico probabilmente innescato da forti scariche di natura piezoelettrica, in grado di estrarre e di riscaldare particelle di silicio dal terreno, specie se il fenomeno si verifica a contatto con il suolo.

Certo se si volesse vedere la cosa in maniera fantascientifica, data la mancanza di controprove a riguardo e l' apparente solidità, è altresì lecito ipotizzare che non si tratti "solo" di qualche misteriosa manifestazione terrestre, ma che in realtà possa essere un vero e proprio oggetto meccanico di probabile origine esogena, o comunque artificiale. Il chè fra l'altro permetterebbe di spiegare in maniera più prosaica tutte le incongruenze che, relazionando il tutto ad un fenomeno naturale, costringono i fisici a mettere in piedi modelli teorici esplicativi piuttosto complessi.

Insomma un enigma davvero affascinante per uno scienziato, formidabili anomalie indiziarie per un ufologo.
Ricordiamo che non sono pochi gli specialisti che hanno dedicato il loro tempo a questo mistero, e che per valutarne le caratteristiche fisiche sono state raccolte gran quantità di dati numerici, tramite tracciati radar, contatori geiger, spettroscopi, rilevatori IR, fotometria e diversi altri tipi di analisi.
Ad esempio sono state effettuate ricerche anche nei campioni di suolo raccolti in corrispondenza del passaggio del fenomeno, dove si sono notate alcune particolarità. In primis una leggera radioattività, probabilmente dovuta al ritrovamento di silicato di zirconio, "tessuti" silicei probabilmente di origine microfossile, mentre l'aspetto più enigmatico sono le  particelle di ferro viste al microscopio, di forma perfettamente sferoidale, solitamente risconducibili a cadute meteoritiche e piuttosto insolite in natura. La cosa curiosa è che lo stesso tipo di microsfere è già stato rintracciato nelle analisi del terreno raccolto in corrispondenza di alcuni episodi ufologici, ad esempio nell'ex Unione Sovietica, così come ad Hessdalen nei punti precisi in cui il fenomeno si è manifestato..

SITUAZIONE ATTUALE 
Di fronte a questo meraviglioso portento l'unica spiegazione razionale è dunque che si tratti di una manifestazione naturale molto complessa, mai osservata altrove e non ancora compresa, che per qualche ragione si formerebbe spontaneamente nella valle norvegese. Il territorio in questione non è in sè una rarità geologica. Tuttavia esistono svariate e solide ragioni che inducono a pensare che in quell'area il sottosuolo possa essere soggetto a meccanismi innescati dalla compessione dei quarzi, i quali potrebbero sfociare nel fenomeno della piezoelettricità, la cui conduttività potrebbe essere a sua volta amplificata dalla grande quantità di rame e di altri metalli presenti in abbondanza nel sottosuolo. In base a teorie piuttosto consolidate, ciò potrebbe innescare la produzione di globi di plasma.

Sono circa trent'anni che scienziati e non si dedicano allo studio di questi fenomeni, e per ora quello che sappiamo è che tutte le attrezzature che sono state rese disponibili non bastano a risolverne l'enigma.
Se qualcosa si è capito però è merito del difficile lavoro e dei lunghissimi appostamenti degli scienziati e degli appassionati, che quand'anche ufologi, sono spesso accompaganti da tecnici qualificati e dotati di apparecchiature scientifiche, i cui risultati sono sempre analizzati presso laboratori specializzati e facoltà universitarie sparse in tutta Europa. Sarà che Hessdalen è un posto piuttosto impervio e isolato, ma pur essendo potenzialmente un forte richiamo per ogni genere di ciarpame pseudoscientifico, per ora la maggior parte dei gruppi di lavoro susseguitisi sono sempre stati della massima serietà, pur non essendo raro il turismo ufologico.
Uno degli scienziati che da anni studia la questione approfonditamente è Massimo Teodorani, astrofisico italiano specializzato tra le altre cose nella ricerca della fisica dei plasmi, il quale recentemente insieme all'On. Borghezio ha formalizzato una richiesta al Parlamento Europeo affinché si declassifichino i documenti relativi agli ufo, organizzando un centro comunitario di studio e di raccolta dati, relativo ai fenomeni aerei sconosciuti (UAP).
Nonostante la facile disinformazione che si è abbattuta su tale richiesta e le possibili strumentalizzazioni sempre dietro l'angolo, questa proposta non ha come fine l'intercettamento dei dischi volanti, ma uno studio esclusivamente scientifico utile alla comprensione e alla valorizzazione di quei dati in possesso dei governi, che ad esempio darebbero la possibilità agli scienziati di sfruttare le fonti di energia alternativa che potrebbero nascondersi dietro a taluni fenomeni aerei ancora sconosciuti. Infatti uno degli obiettivi possibili potrebbe essere certamente ottenere l'accesso a quelle attrezzature indispensabili per la comprensione ulteriore e per l'eventuale manipolazione di energie potenzialmente formidabili, come quelle che si manifestano ad Hessdalen.

UFOLOGI
Ovviamente non pochi appassionati e ricercatori ufo si sono applicati allo studio di queste luci misteriose, anche perché ci sono numerosi elementi comprovati la cui stranezza richiamerebbe più ad un'interpretazione ufologica che ad una prettamente scientifica: innanzitutto come detto alcuni dei fenomeni sono stati chiaramente descritti come aeromobili od oggetti dall'apparenza solida, dalle caratteristiche insolite. Quindi non solo luci (che qualcuno si ostina a ricondurre ad aerei o a fari di automobili). Inoltre si è notato come la presenza di questi "globi luminosi" spesso avesse delle ripercussioni sulle apparecchiature elettriche, come videocamere, contatori geiger, e altri strumenti simili, che nel momento dell'apparizione smetterebbero di funzionare per ripartire quando il fenomeno cessa, come nella più classica fenomenologia ufologica. Numerosi sono i racconti in cui è sembrato che i globi evitassero certi tipi di riprese, riuscendo a sparire o a manomettere gli apparecchi di registrazione quando troppo vicini. In oltre ci sono esperimenti in cui si è documentata una certa interazione con gli osservatori, come quello del "Project Hessdalen" del 12 febbraio 1984 in cui 8 "reazioni"  furono ottenute in seguito a 9 puntamenti diretti con un laser. La "Ball of light" come "risposta" allo stimolo cambiò frequenza di pulsazione. In sporadici casi si è sfiorato addirittura una sorta di contatto fisico, come quando il giorno dopo all'esperimento col laser, una luce simile di piccole dimensioni si avvicinò fin quasi a toccare un osservatore, girandogli intorno: alcuni ovviamente interpretando il fatto vollero vedere una manifestazione di una certa "intelligenza". In entrambi questi casi però non furono seguiti particolari protocolli metodologici, per cui sono fatti ed ipotesi di nessun valore scientifico, così come i racconti di alcuni testimoni nei quali si afferma che le luci avrebbero cambiato direzione o seguito percorsi precisi, in seguito a istruzioni mentalmente richieste.
In fine un'altra curiosa interazione riscontrata da diversi testimoni, che secondo gli scienziati avrebbe una semplice spiegazione naturale, consiste in una percezione di basse frequenze e di una misteriosa sensazione fisica collegata: infatti durante alcune manifestazioni gli osservatori asseriscono di aver provato una sorta di vibrazione ondulatoria, un galleggiamento, come se cullati su una barca in balia delle onde.

In conclusione il fenomeno Hessdalen è qualcosa di davvero meraviglioso. Se da un lato è un enigma ed una miniera di possibili informazioni inimmaginabili per fisici e astrofisici, dall'altro è una fonte inesauribile di avvistamenti e fenomeni stravaganti che interessano gli ufologi e i meno scettici. L'unico rischio è che quest'ultima categoria per eccesso di entusiasmo e carenza di scientificità, inquini il difficile lavoro degli scienziati tirando conclusioni affrettate o travisando i risultati dei tecnici, attirando critiche pericolose su chi invece da anni pregevolmente e seriamente porta avanti la ricerca. In Norvegia fa freddo, gli inverni sono lunghissimi e spesso si lavora all'aperto in condizioni difficili e dispendiose, se non proibitive. Nonostante questo si è compresa l'importanza epocale dello studio di questi fenomeni, che come per miracolo invece di essere sfuggenti e rari, sono lì alla portatata di chiunque intenda cercare di comprenderli, e se i fondi non mancheranno i risultati potrebbero essere epocali.
Al momento molto si è capito, ma niente si è concluso. Soprattutto nulla si è escluso. Gli scienziati anche volendo, non potrebbero mai incoraggiare l'ipotesi di un fenomeno non naturale, ma gli ufologi seppur senza prove decisive possono benissimo pensarla diversamente. Che siano di questa terra o no, qualsiasi cosa siano le luci di Hessdalen sono qui, ora, e per fortuna non ci si sta lasciando scappare l'occasione per studiarle seriamente. Pur essendo qualcosa di molto strano non sono state ignorate per quell'alone ambiguo di favolosa leggenda, che troppe volte ha impedito agli scienziati di prendere sul serio taluni fenomeni, come ad esempio è successo in parte per la questione ufo, che dopo tanto prezioso tempo perso, solo oggi dopo sessant'anni, sembra iniziare ad ottenere l'attenzione che merita.
Ma questa è un'altra storia.

FONTI:
-Project Hessdalen.
-Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen (CIPH).
-A long-term scientific survey of the Hessdale phenomenon.

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10/04/10

SINDONE: QUALE IL VERO MIRACOLO?

Siccome da domani 10 aprile, la Sindone sarà esposta per alcune settimane, fino al 23 maggio, colgo l'occasione per condividere alcuni spunti ulteriori, rispetto al post precedentemente comparso su questo blog: "Sindone: le bugie del CICAP", sul lenzuolo conservato a Torino. Come molti sapranno non esiste una verità scientifica, per ora, che possa catalogare l'artefatto sindonico nella categoria del "manufatto artistico", e tanto meno esiste un metodo attendibile per valutarne l'età, o teorie inattaccabili per spiegare le peculiarità uniche delle tracce del corpo del suppliziato impresse sul lino. Insomma la Sindone resta un mistero assoluto, ancor più affascinante poichè secondo recenti analisi si è stabilito che l'evento che produsse l'immagine dell'uomo sindonico sul telo, oltre ad essere qualcosa di incredibilmente potente, avvenne presumibilmente da 36 a 48 ore dopo la morte del crocifisso.
In somma un'altro indizio ricostruibile solo dall'uomo tecnologico che richiama alla storia dei Vangeli, e che nel contempo allontana ulteriormente (se ce ne fosse ancora bisogno) la tesi che vorrebbe la Sindone un manufatto reliquiario medievale.
Insomma niente per adesso impedisce ai credenti di ritenere la sua formazione un prodigio divino, la prova del miracolo della Resurrezione.
Un altro aspetto emerso di recente, è relativo alla posizione del cadavere ospitato per quei due giorni dal sudario. E' stato osservato che anche questa caratteristica è compatibile con quella reale derivante dalla posizione di rigor mortis tipica della morte in croce, ovvero con il capo e le spalle leggermente inclinati verso il basso, le gambe lievemente piegate ed i piedi allungati in avanti.
Ora, per spiegare la corrispondenza totale con tutte le caratteristiche fisiche della Passione di Cristo riscontrate scientificamente sulla Sindone, e se a tutti i costi volessimo ignorare gran parte dei fatti ed ostinarci a ricostruire un'eventuale origine medievale, l'unica ipotesi realistica resta la più raccapricciante. Infatti a questo punto l'unica via che avrebbe potuto percorrere il geniale falsificatore per ricostruire meticolosamente il lenzuolo funerario di Gesù Cristo, sarebbe stata quella di utilizzare un uomo in carne ed ossa e di sottoporlo, uno ad uno, ai tremendi supplizi patiti dal Figlio di Dio fino ad ucciderlo, mettendolo in croce.
Davvero un'ipotesi sinistra quanto inverosimile.
Il tutto senza considerare la lungimirante scelta del tessuto, il quale oltre ad essere identico a quello in uso nel primo secolo in Terra Santa, avrebbe dovuto in qualche modo essere cosparso dei pollini che in antichità permeavano quella zona o in alternativa avrebbe dovuto sceglierne uno antico di milletrecento anni facendolo pervenire dai dintorni di Gerusalemme (infatti sulla Sindone sono stati trovati pollini tipici della Palestina, caratteristici del periodo storico concomitante a quello della vita di Gesù).
Nell'immaginare tale ipotesi, è inutile sottolineare quanto il rasoio della logica della semplicità porti ad escludere tale laboriosa e macabra ricostruzione, preferendole di gran lunga una raffigurazione più semplice nella fattura ma altrettanto evocativa nella forma. La reliquia sarebbe stata lo stesso d'effetto, anzi, magari sarebbe potuta apparire molto più significativa, se meglio dipinta, la quale non avrebbe di certo destato nessun sospetto e sarebbe senz'altro bastata al semplice sguardo del fedele medievale. Difficile in vero ipotizzare tanta cura per i posteri, ignorando che un giorno i cristiani avrebbero avuto a disposizione microscopi a scansione elettronica per testarne l'autenticità.
In oltre per quanto si possa ipotizzare per assurdo l'interesse dell'artista ad ottenere l'effetto vedo/non vedo, resta comunque la grande incognita sulla tecnica usata per produrre l'immagine in quel modo atipico, tale per cui al di sotto del sangue non vi è l'impronta del corpo, ma soprattutto concepita in modo tale che non riporti la caratteristica traccia distorta, tipica della formazione per contatto, ma presenti la figura umana "in proiezione" praticamente per ascesa.
In ultimo, particolare davvero bizzarro, nella sua immaginifica resa della resurrezione, l'ipotetico falsario avrebbe ideato una peculiare stratificazione delle fibre per la sua Sindone, le quali mostrano l'immagine del corpo sui due strati esterni del lenzuolo, ma non in quelli interni (dove invece è presente il sangue, poichè assorbito normalmente).
Ammettiamo una scomoda realtà: se non fosse per quello sciagurato test del Carbonio14 effettuato qualche anno fa, che indusse in errore un'intera generazione di sindonologi suggerendo una datazione medievale del lenzuolo, nessuno, nemmeno lo scettico più miope, avrebbe ancora il coraggio di sostenere l'improbabile tesi del manufatto.
E' oggettivamente contro ogni logica sensata perdurare in questa ipotesi, a maggior ragione oggi, dal momento che il famoso test è stato del tutto invalidato, e non solo per le effettive lacune metodologiche. Infatti la Sindone ha subito diversi tipi di contaminazioni durante le sue peregrinazioni, come ad esempio durante l'incendio del 1532 o le continue ostensioni in luoghi fumosi come chiese e cattedrali (si pensi anche solo al possibile carbonio assorbito dal fiato umano dei fedeli in adorazione) ed inoltre risulta incalcolabile il grado di compromissione chimica accumulato durante i misteriosi primi secoli della sua esistenza, non potendo conoscere con certezza i metodi scelti per la sua conservazione o per il suo restauro.
In merito alla possibile datazione dunque, tutto questo probabilmente sarebbe già troppo per un reperto organico adatto alla datazione con il metodo del radiocarbonio, contando poi che è universalmente noto, quanto la stessa tecnica d'indagine sia del tutto inadeguata per valutare reperti così recenti, non rimane altro da fare che escludere il risultato improprio di questa valutazione e cercarne un altro che possa, scientificamente, datare con maggiore pertinenza l'artefatto sindonico.
Tra l'altro un ulteriore elemento che invalida del tutto il risultato del famoso test, è la pessima scelta del lembo di lenzuolo prelevato dalla Sindone. Infatti lo stesso Ray Rogers, esperto scettico impenitente, accanito sostenitore del risultato del test, dovette in fin di vita ricredersi, notando che nel rimasuglio di tessuto avanzato dalla campionatura del telo, era effettivamente presente del cotone. Questa era la prova che la Sindone nel corso dei secoli (probabilmente in seguito a delle lacerazioni) era stata "rattoppata" e in qualche modo sapientemente camuffata per apparire intatta ad occhio nudo, come sostenuto precedentemente da due dilettanti investigatori sindonici, Benford e Marino.
Ovviamente i lembi di tessuto sezionati, appartenevano proprio a quel piccolo settore del grande telo, restaurato col cotone, probabilmente risalente al XVI secolo.
Quando la sfortuna ci si mette...
Comunque sono ben pochi i sostenitori della tesi medievalista che non fanno mistero di tale errore, compresi quelli del CICAP, che continuano tranquillamente a sostenere la loro incoerente tesi, seppur inattendibile dal punto di vista scientifico.
A proposito del Comitato controllore del Paranormale, qualche mese è passato dal tentativo di Garlaschelli, (uomo della parrocchia di Piero Angela), il quale ha il torto di avere avuto il cattivo gusto scientifico, di sostenere di aver riprodotto la Sindone con metodi medievali.
Ad oggi NESSUNO è riuscito a riprodurre, neanche lontanamente, un'immagine simile del "sacro lenzuolo". Quella di Garlaschelli è un'imitazione grottesca, un dipinto chimico con tecniche medievali che nulla ha a che vedere con la vera Sindone, specialmente nelle sue portentose caratteristiche peculiari.
Ma tanta applicazione non risulta un inutile esercizio di stile. Seppur nelle intenzioni abbia voluto dimostrare come sarebbe stato possibile per un artista medievale produrre" l'effetto Sindone", ha in realtà dato un elemento su cui riflettere di opposto significato. Quello di Garlaschelli infatti mostra implicitamente proprio cosa non è il lenzuolo di Torino, ovvero un manufatto medievale, poichè per assurdo il valore che ha, è proprio quello di dirci come sarebbe stato l'artefatto sindonico se in effetti fosse stato fatto in quel periodo.
Spero che chiunque abbia investito la propria credibilità sindonologica in tale esperimento, abbia il senso dell'umorismo.
Comunque volendo per forza effettuare nuovamente il test del Carbonio 14, ci sarebbero dei campioni perfetti a disposizione, poichè già asportati dalla Sindone.
In effetti durante una delle ultime operazioni di restauro, dovrebbero essere stati eliminati i lembi di telo carbonizzati nell'incendio di Chambery del XVI secolo, e siccome di un oggetto così prezioso non si butta via niente, dovrebbero essere stati meticolosamente conservati.
Ad oggi il lenzuolo è stato irrimediabilmente contaminato con il Timolo, un antiparassitario usato per proteggere la custodia sindonica, per di più la Chiesa ha decretato temporaneamente la fine degli esperimenti.
Restano però quei pezzi carbonizzati di lino, i quali senza intaccare nuovamente la Sindone potrebbero essere usati per il test, poichè secondo alcuni scienziati da questi (e solo da questi) si potrebbero ancora separare le molecole di Carbonio originale, da quelle derivanti dalla contaminazione del Timolo.
In conclusione sono molte le cose che si sono desunte da questo reperto archeologico, specialmente in questi ultimi quaranta anni, le quali se ci hanno detto moltissime cose sulla sua natura fisica, non hanno portato però a nessuna conclusione esaustiva per la sua comprensione. Essa ci è stata tramandata così, e così è rimasta: un enigma il cui segreto resta inattaccabile quanto inconcepibile, per gli occhi e le tecniche dell'uomo, attraverso i secoli.
Le ultime ipotesi "scientifiche" parlano di una forza necessaria pari ad un'esplosione nucleare, o ad un fulmine, per tentare di dare una spiegazione alla straordinaria formazione di tale immagine.
Siamo davvero alle soglie del miracoloso.
A guardare bene però, il vero miracolo sarebbe scoprire che la Sindone è davvero un manufatto medievale. Se così fosse infatti, vorrebbe dire che un genio nel XIV secolo è riuscito ad inventare un metodo per realizzare qualcosa che l'uomo tecnologico contemporaneo non è in grado di spiegare, tanto meno di replicare, nonostante tutta la sua scienza.
Tra questo e la Resurrezione quale sarebbe dunque il vero miracolo?