Lo scettico non sempre approfondisce; il complottista spesso esagera. COME FARE? SCIENZA, INFORMAZIONE, MISTERO, UFO, PARANORMALE, FENOMENI SCONOSCIUTI, scie chimiche, archeologia e tutte LE MISTERIOSE CONTRADDIZIONI di questo mondo. Ricerco al fine di offrire un'informazione seria e verificata il più possibile, su ciò che la scienza ancora non vuole o non riesce a comprendere completamente. Ovviamente è il mio punto di vista, e mi aspetto che tu dica la tua. BENVENUTO
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16/09/11
NON SOLO NAZCA: (RI)TROVATI COL SATELLITE MIGLIAIA DI GEOGLIFI IN MEDIO ORIENTE
Per accorgersi dell'esistenza della maggior parte dei geoglifi, l'umanità ha dovuto attendere di poter volare. Infatti, a parte quei pochi disegni terrestri noti da sempre, come ad esempio quelli nel sud dell'Inghilterra, pochi sanno che la prima volta che qualcuno potè vedere e far sapere al mondo delle "linee di Nazca" fu solo nel 1927 grazie al pilota RAF Percy Maitland, che volandoci sopra per caso scoprì con grande sorpresa i più famosi geoglifi del pianeta. In questi ultimissimi anni, anche grazie al numero crescente di satelliti in orbita intorno alla Terra, alla loro potenza di scannerizzazione, e all'utilizzo praticamente domestico con cui si può accedere ad essi, moltissime anomalie del suolo terrestre stanno saltando fuori un po' da tutto il mondo: in genere questo accade in seguito a studi e progetti di gruppi di ricerca archeologica e scientifica, ma come è successo recentemente capita talvolta che ad individuare resti di antichi insediamenti sconosciuti siano semplici appassionati intenti a scrutare il globo con Google Earth. In un modo o nell'altro si è scoperto che l'arte di comporre geoglifi che sembrava un' eccentrica anomalia tipica di alcune culture antiche come ad esempio quella Nazca, fu in realtà un'usanza piuttosto diffusa, visto che ormai se ne contano diversi un po' dappertutto sul nostro pianeta. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati individuati in alcunie zone desertiche del Medio Oriente, più precisamente in Giordania, Libia, Egitto e Arabia Saudita, ma come detto, se ne trovano praticamente in ogni continente, soprattutto in zone molto aride in cui il clima ha potuto risparmiarne le fattezze. In questo caso però non si tratta di qualche linea creata qui e là, ma come sostiene il prof. David Kennedy, docente di storia classica e antica all'University of Western Australia, nel solo Medio Oriente ci sono migliaia di questi "disegni", più o meno complessi, i cui particolari usciranno a breve in un suo articolo che sarà pubblicato sulla rivista "Journal Of Arechaelocigal Science".
Differentemente da quelli peruviani che sono praticamente delle linee tracciate spostando la sabbia desertica ed esponendo il suolo più chiaro, i geoglifi mediorientali sono stati creati con delle pietre, ed inolte secondo il prof. Kennedy, nella sola Giordania quest'ultimi sarebbero molto più estesi, in maggior numero di quelli già numerosi di Nazca, e molto più antichi. Le forme come in tutto il mondo ricalcano figure di animali, simboli e strutture geometriche di vario tipo, mentre le più tipiche sembrano descrivere delle "ruote", ovvero degli strani cerchi con talvolta dei raggi che si dipartono dal centro, in cui i più immaginifici potranno certamente vedere delle similitudini con le raffigurazioni classiche dell'iconografia ufologica. Le varie tribù nomadi che da secoli solcano le piste desertiche che attraversano questi geoglifi li chiamano "i lavori degli uomini antichi": purtroppo il passaggio delle carovane ha certamente stravolto, almeno in parte i disegni originali che i loro avi avevano avuto la cura di immortalare sulla pelle ruvida del pianeta.
In generale questo genere arte antichissima, a differenza di tutte le altre testimonianze figurative dei nostri progenitori, ha in sè qualcosa di profondamente atipico e misterioso: innanzi tutto è scontato che per godere della visione ottimale di tali raffigurazioni bisogna guardarle dell'alto, ma questi sono per lo più stati fatti in luoghi desertici, dove non esistono alture, e in periodi in cui l'uomo non era neanche lontanamente in grado di vincere la forza di gravità e volare. Perchè quindi darsi tanta pena per realizzare complesse e intricate linee, disegnando diversi soggetti emblematici, per non poterne mai apprezzare il risultato? Se non per gli occhi degli uomini, per chi sono stati realizzati? Inoltre tali raffigurazioni non hanno nessun riferimento preciso a funzioni religiose note, rituali particolari, allineamenti astronomici, o ad altro scopo evidente per il quale essere realizzate, e nessuno è ancora riuscito a comprenderne il senso o la necessità. Benchè negli anni, soprattutto in riferimento a Nazca, siano fiorite numerose ipotesi per spiegare il moltiplicarsi di tali creazioni, i risultati di tali interpretazioni risultano piuttosto aleatorie, se non del tutto ridicole, prescindendo in modo macroscopico dal bilanciare tanto lavoro di realizzazione e progettazione, con il beneficio ottenibile. Infatti le tesi più in voga attualmente propugnate da insigni archeologi specialisti, vanno dai percorsi rituali, alle indicazioni per trovare corsi d'acqua sotterranei, a cerimoniali non ben identificati. Oltre a queste ne esistono di ben più strampalate, le quali benchè ugualmente non provabili, nascono in genere da studiosi del paranormale e dell'ufologia da baraccone: la teoria più famosa e condivisa in questi ambienti è certamente quella che vede nelle linee, indicazioni "stradali se non vere e proprie piste d'atterraggio per gli extraterrestri. Tutto questo fiorire di idee bizzarre nasce però dal fatto che effettivamente si è ben lontani da trovare una spiegazione razionale valida e soddisfacente, e nessuno è ancora riuscito ad intuire e a spiegare i significati autentici e la proliferazione di tanti geoglifi in giro per il mondo. Dunque c'è stato un periodo nel passato dell'uomo in cui per qualche motivo diverse popolazioni, autonomamente sentirono la necessità di adoprarsi per tracciare numerose e complicate raffigurazioni, abbastanza grandi e nella giusta traiettoria affinche potessero essere osservate dall'alto, e da distante. In alternativa alle ipotesi meno razionali resta da capire dunque come mai il fenomeno racchiuda in sè per lo meno una tale valenza archetipica, visto che antiche culture le più disparate, da tutte le parti del globo, anche se impossibilitate nella reciproca conoscenza, e quindi nell'imitarsi a vicenda, abbiano sentito la necessita di raffigurare forme gigantesche sulla crosta terrestre. Certo è che non è facile riuscire a comprendere nelle attuali teorie storiche una coicidenza del genere; come per le piramidi lo sarebbe solo ammettendo l'impossibile, riscrivendo da principio la possibilità di contatto tra i vari continenti, e di conseguenza dello sviluppo tecnologico raggiunto dagli antichi, rivalutando per sempre le capacità, gli usi e i costumi di popolazioni intese oggi ancora come primitive. Un gran colpo di fortuna sarebbe quello di trovare una sorta di "stele di Rosetta", un qualcosa che ci permetta di entrare nella mente dei nostri progenitori e penetrarne i segreti, rivoluzionando il nostro sguardo sulle loro capacità dipanandoi tanti misteri che attualmente non siamo in grado di risolvere.
Di contro in realtà è possibile che sia tutto molto più semplice di quanto crediamo, ed è solamente colpa nostra che abbiamo perso il contatto concettuale con questi popoli; la nostra civiltà ha dimenticato tutto a causa di un percorso che negli ultimi due secoli ha compiuto sì un salto tecnologico-culturale equiparabile a millenni di sviluppo, ma ha altresì separato irrimediabilmente il nostro sentire da quello degli antichi. Questa è certamente una spiegazione possibile, ma comunque sempre parziale: siamo tanto intelligenti e consapevoli, ma non riusciamo a comprendere qualcosa che a nostro confronto dovrebbe essere intuitivamente semplice, primitivo. Per come ci è dato di conoscere, la storia si è svolta in un certo modo, ed è comodo per tutti cercare di confermarne le tesi, perpetuando lo stereotipo dell'antico inferiore; in realtà non passa giorno che un'anomalia storica si affacci sulla scena, e quando si tratta di un oggetto piccolo e occultabile lo si nasconde nelle segrete dei musei a prendere la polvere, cercando di dimenticarne l'esistenza; ma quando si devono affrontare invece antichissimi templi mastodontici o enormi geoglifi su chilometri quadrati di deserto, allora lì gli storici e gli archeologi famosi scrivono articoli pomposi, stupendosi e domandandosi cosa volessero comunicarci questi incredibili popoli antichi, sempre più capaci di quanto si credesse. Tutto questo però avanzando ipotesi pedanti, contorte purchè innocue, sempre in linea con gli stereotipi classici, tanto da non minacciare lo status quo. Per la nostra storia la posizione dominante della cultura contemporanea e la sua superiore visione delle cose è incontrovertibile, pena l'emarginazione, inderogabilmente ed orgogliosamente intesa come il sacrale culmine splendente del progresso evolutivo dell'uomo.
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25/05/11
TROVATE COL SATELLITE 17 NUOVE PIRAMIDI E DIVERSE TOMBE IN EGITTO
| foto: http://news.bbcimg.co.uk/media/images/52989000/jpg/_52989046_tanis624x289.jpg |
Le cifre parlano di 1.000 tombe e più di 3.000 siti, oltre alle 17 piramidi nascoste, trovate sotto la sabbia egiziana, grazie ad un potentissimo satellite ad infrarossi. Se la fonte non fosse la BBC ci sarebbe da dubitare, ma d'altronde, diversamente dai soliti luoghi comuni positivistici, gli esperti sanno che la maggior parte dei reperti antichi è ancora nascosto sottoterra.
A giungere a questi brillanti risultati è stato un team dell' University of Alabama, Birmingham, negli USA, dove l'egittologa Dr Sarah Parcak e i suoi collaboratori hanno fatto in grande quello che in piccolo alcuni appassionati di archeologia sono riusciti a fare recentemente con il ben più modesto Google Earth, ovvero scoprire resti di antiche costruzioni con il satellite. Come detto la differenza sta nel fatto che per la prima volta si è usato a fini archeologici un potentissimo satellite infrarosso, il quale è in grado di scrutare sotto terra con grandissima precisione. Le scoperte sono state annunciate in seguito ai primi riscontri sul campo, che dopo i primi scavi di conferma sono assolutamente promettenti. Fantastico davvero, certamente meno romantico del classico rebus da risolvere all'Indiana Jones, ma il satellite si sta rivelando come potenziale moltiplicatore di tesori archeologici, dai quali oltre ad oggetti e costruzioni, sgorgheranno copiose nuove pagine di storia antica, grazie alle quali magari si potranno chiarire alcuni dei tantissimi dubbi che ancora rendono il nostro passato remoto un mistero.
12/03/10
ANTIKYTHERA: COMPUTER DI 2000 ANNI FA
Certo la parola "computer", per l'accezione comune attuale è un po' esagerata, ma se la s'intende come computatore, esecutore di calcoli, ebbene il meccanismo di Antikythera può godere a pieno diritto di questa definizione. La storia di questo sbalorditivo manufatto tecnologico antico di 2000 anni, per chi non la conoscesse, esce dalle tenebre dell'oblio nel 1900, quando alcuni pescatori di spugne s'imbattono in un relitto greco/romano, nelle acque del Mar Egeo, ad Antikythera appunto, nelle vicinanze dell'isola Symi. Tra i vari tesori recuperati spunta questo bronzeo insieme d'ingranaggi, completamente corroso dal tempo e dal mare, di cui si contano i frammenti di ben 82 meccanismi. Le autorità greche per la conservazione dei beni culturali affida il tutto ad un museo, ma è grazie a Derek J. de Solla Price, visionario scienziato, se si comprende gradatamente il potenziale sbalorditivo dell'oggetto. Il meccanismo viene ripulito e studiato per decenni, nei quali pian piano viene fuori tutta la sua incredibile anacronisticità. Ovviamente grazie agli esami effettuati in questi ultimi anni, operati con tecnologie informatiche impossibili in passato, è venuta fuori una verità che per decenni l'accademia archeologica ha strenuamente temuto e combattuto. Il meccanismo di Antikythera è un oggetto che non dovrebbe esistere, poichè è un sofisticatissimo insieme di ingranaggi la cui precisione supera quella di qualsiasi orologio svizzero moderno, e che in più oltre ad indicare l'ora era usato per predire qualsiasi eclisse o qualsiasi altra data importante, come le Olimpiadi. In più fungeva da bussola assoluta, potendo rilevare la propria posizione o direzione, prevedendo alla perfezione il posizionamento nella volta celeste di tutti gli astri principali, arrivando addirittura a Giove e Saturno. Si noti bene che il primo e primitivo astrolabio, molto più semplice e meno preciso, spunterà alla fine del medioevo nei paesi arabi. Una perfezione simile si otterrà solo nel XVI secolo grazie a Leone Africano. Oscura è la paternità dell'oggetto di Antikythera: c'è chi dice sia opera di Ipparco di Nicea, chi invece lo attribuisce ad Archimede, basandosi su una citazione di Cicerone il quale attribuisce al genio di Siracusa un'invenzione riconducibile all'oggetto in questione. I misteri relativi al meccanismo sono molti. Ad esempio non esistono altri ritrovamenti analoghi, da nessuna parte: il chè suggerisce che non poteva trattarsi di uno strumento di uso comune tra i navigatori, anche perchè la sua unica moderna complessità è talmente sconvolgente, che qualcuno ha paragonato il suo ritrovamento a quello ipotetico di un motore jet nell'antico Egitto. Lasciando perdere assurde analogie speculative il meccanismo di Antikythera è comunque considerabile una OOPArt, forse il più significativo oggetto fuori posto, dal tempo giusto in cui avrebbe dovuto essere. Chissà quali altre mirabili invenzioni antiche si sono perse per sempre, inghiottite dai mari, o consunte nelle profondità terrestri, di cui ignoreremo per sempre l'esistenza, come sarebbe stato anche per il famoso meccanismo, se solo avesse passato ancora qualche secolo in acqua. Invenzioni impossibili, geniali tracce rivelatrici di un'antica sapienza, civiltà intere che giacciono ignote alla nostra idea di storia, ordinata e redatta in maniera univoca e forzata alla logica dell'uomo dell'era attuale. Per fortuna la provvidenza ama tirare giochi sinistri alla tronfia arroganza del faustiano scientista moderno, e a noi resta l'orgoglio di vederlo annaspare nelle contraddizioni di arzigogolate teorie giustificatrici, nella serenità intellettuale dell'uomo che sa di non sapere.
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