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27/06/11

USTICA: LA VERGOGNA DEL SILENZIO

Il 27 giugno del 1980 avvnne l'incidente di Ustica: fin che avrò voglia ed energie per scrivere su questo blog non smetterò di celebrare questa emblematica, triste ricorrenza, affinchè non si dimentichi.
Quello che mi preme ribadire quest'anno è l'imbarazzante tempo che scorre con l'ignobile perdurare del mistero, il colpevole silenzio delle istituzioni e di tutti coloro che di quella vicenda hanno ancora viventi memorie indicibili. Sono passati 31 anni, e le persone che hanno sofferto per quella brutale amputazione affettiva senza risarcimento, non smettono di attendere la parola fine, l' ultima magra consolazione. Ultima possibilità di rendere omaggio e rispetto alle vittime di quella tragedia senza colpevoli. Provate a pensare cosa vuol dire essere privati per sempre dell'amore di una o più persone care, in modo così assurdo ed incolpevole, e non avere ancora una risposta, un senso, la pace della rassegnazione, dopo tutto questo tempo. Ma non solo: che fiducia e rispetto avreste voi del vostro Paese e dei suoi rappresentanti, se per tutti questi anni aveste assistito alle macchinose pusillanimi manovre di insabbiamento, dal Capo dello Stato, alle Forze Armate, alla politica? La cosa veramente stomachevole ed infame è l'incurante menefreghismo delle istituzioni e di coloro che, sia direttamente coinvolti a suo tempo, sia informatisi  negli anni, saprebbero dare una risposta, ma che alla fine non hanno mai avuto il coraggio di squarciare il velo della vergogna. Come in tutte le altre stragi italiane senza colpevoli, c'è chi sa ma non parla. Chi avrebbe voluto dire qualcosa è stato fatto tacere per sempre. Bel modo di condurre un popolo all'amore per le sue istituzioni; bel modo di onorare il sangue dei propri figli. Sì perchè l'unico vero colpevole noto è lo Stato, che nè si fece garante di giustizia, nè si mise a disposizione per la ricerca della verità, ma anzi come nel più classico stile mafioso, s'impegnò a tutelare il silenzio, allora come oggi . Che dire..Vergogna! Vergogna! Vergogna!

26/06/10

MISTERO DI USTICA: 30 ANNI DI VERGOGNA.



Eh sì, domani sono 30 anni che il DC9 Itavia venne distrutto in volo e colò a picco nel mare antistante l'isola di Ponza, portandosi con sé le 81 persone che sfortunatamente quel giorno salirono a bordo dell'aeromobile.
Il disastro rimane uno dei più famosi misteri italiani tutt'ora irrisolto, avvenuto come tanti altri in un periodo storico in cui il nostro Paese era un buon posto per uccidere decine di persone, e farla franca. Di questa tragedia sono ancora pochi gli elementi certi, uno meno nobile dell'altro: Si sa che l'aereo di linea italiano fu colpito per errore, che i colpevoli vanno cercati tra i nostri "alleati", siano essi Francesi o Americani. Si sa che i Servizi Segreti nostrani e quelli NATO hanno fatto di tutto per occultare le prove, strappando pagine di rapporti radar, manomettendo registrazioni varie, e costringendo al silenzio e al favoreggiamento l'aeronautica civile e militare italiana. I generali Bartolucci e Ferri, praticamente gli unici accusati di depistaggio, se la cavarono in Appello e in Cassazione dall'imputazione di alto tradimento, con la solita e proverbiale facilità con cui vengono assolti gli "insabbiatori" allorquando la verità è strettamente e vergognosamente inconfessabile: ovvero in tutte quei fattacci in cui la dignità delle Istituzioni è in pericolo e gli equilibri geopolitici e le jeopardiche tensioni internazionali sono gestite al limite della legalità, o nella totale mancanza di rispetto del protocollo.
Come al solito i grandi hanno giocato con la vita delle persone, qualcuno dal grilletto facile ha sbagliato il bersaglio perseguendo i propri sporchi obiettivi, per di più da straniero sullo spazio aereo italiano, combinando la frittata. I cocci tutti sotto il tappeto, spallucce e tanto fastidio per dover pure rispondere alle domande della magistratura. Nessun rispetto nè pietà per i morti, vittime innocenti, nè per chi li pianse.
Fin dall'inizio e nelle diverse indagini che furono avviate dalle procure coinvolte, nei diversi periodi, era apparso chiaro come il DC9 fosse finito in un wargame troppo grande per poterne uscire incolume, che qualcuno l'aveva combinata grossa, e in quel periodo di guerra fredda e di gravi frizioni internazionali un episodio così sconveniente avrebbe potuto alimentare venti di terza guerra mondiale. I timori erano forse giustificabili visti gli arsenali nucleari dei blocchi e le relative immaturità politiche di stati presumibilmente coinvolti come la Libia, elementi che sarebbero potuti sfociare nel disastro globale, che con tanta fatica gli intelligence di tutto il mondo cercavano di evitare. Gli inquirenti si dovettero scontrare con il proverbiale e cinematografico "muro di gomma", espressione più che eloquente nel rappresentare il frustrante rimbalzo continuo allorquando si cercasse di abbattere la facciata fatta di silenzi e depistaggi, dietro alla quale si nascosero tutti coloro che ebbero un ruolo effettivo nella tragedia o che solo ebbero la sfortuna di trovarsi davanti al monitor sbagliato, al momento sbagliato. Sicuramente ci sono ancora moltissime persone che a distanza di 30 anni, avranno ancora oggi una stretta allo stomaco nel sentire le fitte della vergogna, del rimorso e della paura che li costrinsero al silenzio, oggi come allora, nella consapevolezza di aver taciuto di fronte al dolore e all'itollerabile agonia legalitaria che questa sciagurata tragedia provocò nelle vittime, nei familiari, nel Paese.
Anni e anni di imperdonabili menzogne, manomissioni, criminali silenzi, senza neppure la decenza di fare tutto per bene, affinché per lo meno non si cogliesse nelle istituzioni il benché minimo disagio nel perseguire la verità, le quali invece intralciarono grossolanamente le indagini, mischiando le carte così male da poterne vedere chiaramente le impronte sporche di sangue sopra ogni documento, senza il minimo rispetto, neppure per la memoria dei propri caduti.
30 anni sono passati e magistrati, giornalisti, associazioni dei parenti delle vittime, non smettono di indagare, nella speranza di poter un giorno completare il puzzle.
Nel 2007 se ne esce come flatulenza l'ex Presidente del Consiglio, allora in carica, Francesco Cossiga, confessando tra una tartina e un aperitivo che nell' '80 i Servizi Segreti lo avevano messo al corrente della catena degli eventi che portarono all'abbattimento del DC9. Dopo 27 anni di silenzio tombale, con non chalance Cossiga ci racconta che il colpevole sarebbe la Marina Militare Francese (proprio loro!), che nel solito, trito e ritrito tentativo di accoppare l'irrispettoso leader libico Gheddafi, avrebbero spedito un missile "a risonanza" dritto verso la pancia del DC9 Itavia, sbagliando di brutto il bersaglio nel tentativo di colpire il Mig libico che lo stava usando come scudo.
Questa rivelazione ha certamente una fonte autorevole, rispolvera una delle teorie più accreditata e credibile e soprattutto risulta pesante, nell'addossare ai Francesi la responsabilità della tragedia. Ciò nonostante ci sono alcune incongruenze che lasciano alquanto perplessi: innanzi tutto nelle registrazioni audio della cabina di comando del DC9 non si trova nessuna allusione ad un eventuale "compagno di volo" indesiderato, il quale se fosse stato un Mig a reazione non sarebbe certo passato inosservato ai piloti, i quali hanno avuto giusto il tempo di dire: "Gua...", prima che il gelido rumore di fondo zittisse per sempre le comunicazioni. Sempre che così sia in realtà. Certo tutto avrebbe potuto consumarsi in un istante, con il Mig che sbuca dal nulla e i Francesi che fanno fuoco, ma se veramente i Transalpini stavano tenendo d'occhio Gheddafi per abbatterlo, perché sparare proprio quando era vicino ad un aereo civile, con il rischio di comprometterlo (!) o di avere una comitiva di scomodi testimoni per un tale azzardo bellico?
Come al solito, guarda caso quel giorno c'erano un sacco di esercitazioni militari in giro per l'Italia, da parte di diverse nazioni amiche (compresi i francesi), sia in cielo, che in mare, nonchè in centri di rilevamento radar, con buchi diversi quarti d'ora solo per mettere e togliere nastri (operazioni che in genere occupano al massimo 2 o 3 minuti).
Nessuno ha visto niente. Ma cosa sarebbe successo? Lo hanno confuso con l'aereo con a bordo il dittatore?? Lo hanno fatto apposta come ammonimento ai politici italiani, vista la nostra benevolenza nei confronti del regime libico? E' tutto dovuto ad un terribile caso sfortunato o c'è una colposità che va ben al di là della tragica fatalità? E soprattutto, visto che in casi analoghi, ovvero quando per errore è successo che un aereo civile è stato colpito durante un'apoerazione militare, è sempre stata abitudine degli alleati di ammettere la propria responsabilità, perché questa volta i Francesi (ochi per essi) avrebbero taciuto e la NATO imposto l'insabbiamento? In genere quando la manipolazione delle prove è di questo tipo, gli accadimenti nascondono ben più temibili verità.
Oggi il rischio di III guerra mondiale non è lo stesso di 30 anni fa, c'è una certa cooperazione globale dell'occidente, e un incidente, per quanto grave sarebbe gestibile senza particolari problemi di sorta. Ciò nonostante lo stesso si preferisce ancora tenere tutto segreto, una ragione molto importante ci sarà, e credo risulti a tutt'oggi deltutto inconfessabile. Col tempo la procura di Palermo è riuscita per lo meno a far risarcire i parenti delle vittime, riconoscendo l'incapacità delle istituzioni di evitare il disastro, mentre il resto delle indagini e i relativi processi sono terminate con responsabilità a carico di ignoti, in generale con un niente di fatto. Restano solo quei tracciati radar, con stranissime eco e misteriosi plot di velivoli non identificati, che quella sera numerosi solcavano i cieli del corridoio commerciale in cui transitava l'aereo spentosi ad Ustica. Restano le ammissioni di silenzio denunciate anonimamente al telefono in diretta TV, e quelle implicite dei numerosi radaristi militari e civili che quella sera preferirono spegnere i monitor e le coscienze, per non essere risucchiati in un complotto internazionale. C'è chi forse pagò con la vita infatti.
Resta evidente a parte tutto, la misera e indegna figura delle nostre istituzioni e soprattutto della NATO, organismo che dovrebbe vegliare sulle nostre vite come garante di sicurezza internazionale, mentre in verità si macchia di tali manovre perverse per celare le proprie occulte attività belliche, inconfessabili.
In 30 anni si sono spesi soldi, fatica e dolore per cercare una verità che desse pace alla memoria delle vittime e ai familiari, ma ancora si attende, e i ricordi si annebbiano. Si sono ipotizzati Mig, ordigni nucleari, terroristi a bordo, ufo, e intrighi vari di diversa natura, ma ancora nessuno si è preso ufficialmente la responsabilità della tragedia. Attuamente è in corso una rogatoria per una richiesta formale ai francesi, affinchè vengano desecretati tutti i documenti riguardanti quel 27 giugno del 1980, cosa che avverrà, siccome le autorità d'oltralpe hanno dato la loro disponibilità in merito. Procedimento del tutto inutile ovviamente, se la Marina Francese risultasse innocente, o le carte inutilizzabili. Chissà come i libri di storia fra qualche lustro parleranno della cosa, sempre che qualcuno ancora si sarà battuto per la verità, e magari ai nostri nipoti toccherà leggere le stesse grette infamie che si debbono sorbire i parenti e gli amici delle vittime oggi, ovvero che il Dc9 Itavia è esploso per una bomba mal gestita da un terrorista, mentre era in bagno, sull'aereo. Con massimo disprezzo di chiunque abbia a cuore la soluzione di questo mistero, certe baggianate sono ancora ben ostentate con fermezza, soprattutto da quelli che nei misteri e nelle cospirazioni, quand'anche evidenti come questa, vedono sempre e solo logici sviluppi casuali incolpevoli, e fantasiose ricostruzioni complottistiche. Questi microcefali, e tutti quelli che hanno vergognosamente trasformato questo caso in un buco nero della legalità, prima o poi, in cielo o in terra, pagheranno, e se Dio vuole prima o poi sapremo a chi chiedere il conto.
Ricordatevi sempre di non dimenticare, di puntualizzare, perchè chiunque ha avuto il potere di far sparire nel nulla il DC9 e i suoi 81 passeggeri, avrà sempre la possibilità di riscrivere la storia e modificare la memoria.
Così è da sempre.

05/06/09

MISTERI AEREI


Volare resta sempre il modo migliore e più sicuro per viaggiare, lo sappiamo, ma a volte significa anche rimanere inghiottiti per sempre nelle profondità di un mistero insondabile. Insieme all'ultimo caso clamoroso dell' A330 AirFrance scomparso sul pacifico davanti al Brasile, mi vengono in mente il Let-410 della Transaven diretto a Los Roques del 4 gennaio 2008, anch'esso misteriosamente sparito durante il tragitto, e il famosissimo enigma del DC9 Itavia del 27 giugno 1980 esploso (fatto esplodere) in volo nelle vicinanze di Ustica. Questi 3 casi apparentemente hanno poco in comune oltre alla tragica fatalità, ma ognuno di essi resterà nel nostro immaginario come un buco sul tessuto delle certezze della vita, soprattutto quando la mancanza di elementi logici per determinare le cause meccaniche dell'incidente lascia aperte le ipotesi più inquietanti, rendendo il giallo quasi nero. In ognuno di questi casi i tracciati radar non chiariscono un gran chè (quando ci sono), il may day non è stato lanciato, quindi a bordo non vi è stato il tempo per rendersi conto della minaccia. Se l'Itavia è stato recuperato, con relative scatole nere rese poi colpevolmente inutilizzabili, negli ultimi 2 invece non si trovano resti convincenti, ma in tutti e tre i casi l'impressione che rimane è che ci sia qualcosa che non si deve sapere, e l'indicibile segreto è mantenuto a costo della vita dalle poche persone che sanno. In effetti il business aereo è continuamente minacciato da più fronti, dal prezzo del carburante al terrorismo, ci manca solo di scoprire una nuova voce nell'elenco delle possibili fonti di sciagura, tipo tempeste solari o campi magnetici instabili o ufo, che le statistiche vantate dalle compagnie di volo dovrebbero subire dei ritocchi scomodi e deleteri. La gente ha già fin troppa paura nel compiere l'innaturale gesto del volo per sconvolgerla con l'insostenibile indeterminatezza delle fatalità. Quindi in ogni caso risulterebbe logico che se qualcuno sapesse qualcosa di scomodo sarebbe poco furbo a non tenersela per . La cosa che mi fa scrivere questo testo è però il mistero, il segreto dello svolgimento reale dei fatti che non vuole essere sciolto, e le numerosissime testimonianze di piloti professionisti su oggetti ed avvenimenti soprannaturali che spesso hanno messo in pericolo la loro incolumità in cielo. Riguardo ad Ustica le probabilità si riducono a due: la più gettonata è quella dell'abbattimento da parte di un caccia NATO che nel tentativo di spazzare via un fantomatico MIG libico, magari con a bordo Gheddafi, abbia combinato la frittata mancando l'intruso che si era sistemato sotto la pancia del DC9, poi colpito (con i più sentiti complimenti per l'intuizione geniale da parte del popolo italiano). La seconda, per quanto possa in prima analisi risultare ridicola ad una mente razionalista, è l'ipotesi ufo. A chiunque sia spuntato un sorrisetto ironico gli consiglio di leggere questo. Seppur scomoda ed imbarazzante, questa relazione su un ipotetico coinvolgimento di un ufo nel disastro di Ustica fu vagliata e considerata con molta attenzione dal magistrato inquirente, soprattutto perchè in ultima analisi, molti degli elementi a favore di questa tesi risulterebbero sorprendentemente illuminanti per spiegare alcune incongruenze allora come oggi ancora irrisolte. L'aereo da turismo scomparso di fronte alle coste del Venezuela dove probabilmente persero la vita altri italiani innocenti, se è possibile è un caso ancora più misterioso, su cui a malapena basterebbe un libro per evidenziare i risvolti complessi delle possibili eventualità concatenatesi in questo incidente: dalle condizioni della compagnia in questione (Transaven) agli inquietanti ritrovamenti parziali di resti umani e parti dell'aereo, che non fanno altro che renderlo un rompicapo insolvibile. I familiari delle vittime (specialmente la famiglia Durante) sono anni ormai che sbattono contro il famoso muro di gomma, venezuelano questa volta, addirittura hanno ancora una flebile speranza di ritrovare vivi i loro cari, nell'ipotesi che l'aereo sia stato dirottato da narcotrafficanti; anche lì le incongruenze misteriose sono molte a cominciare dal conteggio dei passeggeri, di cui manca a tutt'oggi il numero esatto. Anche qui se volessimo notare una componente di possibile coinvolgimento ufologico potremmo considerare lo spegnimento ingiustificato di entrambi i motori dell'aereo e le altre avarie comunicate dal pilota prima di sparire nel silenzio, come nella classica casistica di un incontro ravvicinato, oltre al bagliore e al boato testimoniati da pescatori della zona. In ultimo l'A330 partito dal Brasile è scomparso da troppo poco tempo per avere delle risultanze particolari. Si sa solo che non può essere lui il responsabile della lunghissima chiazza di carburante individuata nell oceano, troppo estesa per appartenere ad un aeromobile di quel tipo e c'è ancora confusione sul ritrovamento dei possibili rottami. Ma anche in questo caso i misteri sembrano già troppi e quando le cose vengono taciute spesso è perchè non si possono ammettere. Sarà un caso ma è molto strano che uno degli elementi riscontrato è che la velocità dell'aereo fosse troppo bassa (?) e che i dispositivi automatici di segnalazione guasti a terra d'improvviso erano come impazziti. In oltre un pilota su un altro velivolo nelle vicinanze ha testimoniato di aver visto un immenso bagliore seguito da tre altre luci. mah.. La verità è una cosa complessa da capire, ma a volte fin troppo semplice da spiegare. Le disgrazie capitano e qualunque siano le cause che le determinano, chi deve risponderne in genere deve anche pagarne il prezzo e spesso non ne ha voglia; di conseguenza nessuno di noi si stupisce più di tanto in fondo, nel vedere che in questi come in altri casi analoghi la verità non tornerà mai più a galla.