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16/07/11

SCIENZA E TRASCENDENZA. LA VISIONE DI NICOLO' DALLAPORTA E IL CICAP

 Nel lontano 1991, quando il CICAP  fece il suo primo congresso nazionale a Padova, venne invitato come oratore il celebre fisico italiano Nicolò Dallaporta. Durante il dibattito, vertendo ovviamente il discorso sul paranormale, Dallaporta da grande scienziato visionario qual'era, stupì l'auditorio con un originale discorso particolarmente provocatorio e  non senza conseguenze, nel quale si contraddiceva palesemente la posizione (e le presunzioni) degli organizzatori. Infatti, raccogliendo più applausi di quanto evidentemente si potesse sopportare, nella successiva recensione del CICAP per descrivere l'intervento furono usate parole denigratorie, autentiche menzogne ed allusioni poco simpatiche nei confronti dello scienziato, tentando di ridimensionarne la portata e l'autorevolezza; tutto questo nello stile meschino e nullificatore che negli anni sarebbe poi emerso come sistematico, da parte del più noto comitato (pseudo)scientifico di "(pseudo)debunkers" italiano, qualora debba difendere la propria inadeguatezza, nel tentativo di mascherare l'endemica incapacità e non pertinenza, nell'affrontare questioni enormemente al di là della portata dello stesso, ma che tuttavia si ostina a voler "controllare".
Per chi non lo conoscesse, gli basti sapere che Dallaporta è definito talvolta, secondo quelle classiche didascalie generalizzanti e riassuntive utili ad introdurre un personaggio, come "uno dei padri dell'astrofisica italiana". Stranamente però, pur essendo uno scienziato di tutto rispetto e conosciutissimo nell'ambiente, non troverete una pagina su Wikipedia in cui compaia la sua biografia o le sue opere, e nel web in generale non vi sarà facile informarvi sul suo personaggio, pur essendo stato uno dei protagonisti della storia della fisica italiana dal dopoguerra ad oggi. Questo soprattutto poichè egli non si ridusse a fare il suo mestiere come la maggior parte dei suoi pari, occupandosi esclusivamente di scienza razionale, ma ebbe il coraggio di esprimere posizioni non convenzionali e di ricercare e dibattere in ambiti filosofici irrazionali. Sono pochi gli scienziati che intraprendono un percorso che partendo dal regno dei fenomeni fisici sfocia direttamente nella metafisica, e ancor di meno quelli che come lui, ribellandosi in parte alla visione rigida e onnipotente della comunità scientifica, hanno avuto il coraggio di ammettere i limiti della scienza contemporanea e di renderli evidenti, soprattutto nel momento in cui si essa si occupi di fenomeni metafisici e si arroghi il diritto di sancirne l'in-esistenza; in genere sono cose che in ambito accademico non vengono perdonate, e che solo i grandi si possono permettere, ma mai senza conseguenze; oggi il nome di i Dallaporta è caduto nell'oblio del grande pubblico, senza che nessuno ne celebri più la carriera, come invece succede per personaggi analoghi, dalla portata uguale quando non inferiore, ma più "epolitically correct" o "simpatici", più adatti per tirarne sù una fiction in 3 puntate.

In breve una sua biografia (da http://www.vialattea.net/esperti/php/risposta.php?num=8815):

Nato nel 1910, morto nel 2003, "uno dei massimi fisici italiani, colui che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo dell'Istituto di Fisica di Padova ed, in generale, della Fisica italiana del dopoguerra. Ha insegnato per oltre quarant'anni Fisica teorica e Astrofisica presso l'Università di Padova.
È membro di varie, prestigiose Accademie, tra cui l'Accademia Pontificia delle Scienze e quella Patavina della città di Padova. Insignito del Premio nazionale per la Fisica dal Presidente della Repubblica, ha ricevuto nel 1998 il Diploma di Medaglia d'Oro ai Benemeriti della Scienza e della Cultura offerto ancora dal Presidente della Repubblica.


Ecco dunque l'originale intervento di Nicolò Dallaporta al I Congresso Nazionale del CICAP, Padova, maggio 1991.
  
«Secondo tutte le dottrine tradizionali, quelle cioè fondate sulle Verità metafisiche che sono alla base di tutte le grandi tradizioni e religioni, quali l’Induismo, la Tradizione estremo-orientale, il Cristianesimo, l’Islam ed altre, il Principio Supremo, dal quale ogni cosa dipende, nel dare origine a tutto il cosmo manifestato, comincia col polarizzarsi in una suprema dualità, detta “ousia” ed “ule” da Aristotele, e tradotta come “forma” e “materia” dagli Scolastici.  La “materia”, che non è quella solita della fisica, è un substrato universale, in sé non manifestato, interamente passivo, sul quale agisce l’aspetto attivo del Supremo Principio tramite la “forma”, che plasma il substrato e gli conferisce tutte le sue differenziazioni; le quali, nella cosmologia tradizionale, si articolano nei seguenti tre livelli principali: il mondo prettamente spirituale, manifestato, ma non ancora rivestito di forma, il livello manifestato e già rivestito di forma, che nel suo insieme costituisce il mondo psichico, differenziato in una vasta molteplicità di sottolivelli, rispecchiantisi nelle diverse attività psichiche umane; e finalmente, quale puro rivestimento esteriore, il mondo corporeo, costituito da ciò che chiamiamo in senso stretto “materia”, e che gli Scolastici, per differenziarla dalla materia prima di cui si è detto prima, hanno denominato materia secunda.  Ora, in un tale quadro, costituito da diversi strati, che dal Principio Supremo si stendono sovrapposti, giù fino al rivestimento corporeo, appare chiaro come le connessioni conoscitive si possano impostare secondo due modalità essenzialmente diverse; e cioè le connessioni “orizzontali”, diciamo, che pongono correlazioni tra entità situate sullo stesso piano, e collocano la causa sul medesimo livello dell’effetto; ciò che conduce appunto alle conoscenze di tipo scientifico; e connessioni tra entità situate su livelli diversi, ovvero “verticali” se si vuole, per le quali la causalità, stavolta formale e non materiale, agisce dall’alto al basso, e si traduce nel fatto che nel mondo corporeo l’effetto è simbolo dell’entità psichica o spirituale simboleggiata. Il cosmo risulta pertanto così solcato da una indefinita rete di corrispondenze, di cui le più evidenti sono naturalmente quelle della scienza in senso stretto, in quanto apparenti nel solo mondo corporeo; mentre le più numerose, anche se meno direttamente percepibili, sono quelle dell'altro tipo, in quanto colleganti un numero indefinitamente maggiore di entità situate sui piani diversi del creato.  Ora, se oltre a riferirci alla sola struttura del cosmo, vogliamo pure schematizzare in un tale insieme la figura ed il ruolo dell’uomo, riscontreremo senza difficoltà che secondo tutte le dottrine tradizionali l’uomo è dotato di una funzione del tutto eccezionale nell’universo.  Mentre tutti gli altri esseri o entità cosmiche sembrano situati ad un determinato livello nella gerarchia degli stati, chi al puro livello corporeo (minerali), chi a quello corporeo con addentellati psichici (animali), chi a puri livelli spirituali (stati angelici), secondo una struttura che potremmo chiamare “orizzontale”, l’uomo invece è compartecipe di tutti questi livelli e può meglio venire rappresentato secondo una linea “verticale”, o “raggio”, che staccatosi dal Principio Supremo, attraversa tutti i livelli del mondo manifestato giù fino al suo rivestimento corporeo.  Per tale ragione l’uomo viene considerato come un intero “microcosmo”, corrispondente in modo biunivoco, ovvero livello per livello, al cosmo intero o “macrocosmo”, ed è questa sua totale compartecipazione al Tutto che permette di qualificarlo come “immagine di Dio” secondo il detto biblico.  Questo permette di comprendere immediatamente come la conoscenza dell’uomo, in quanto esso è compartecipe di tutti i piani del creato, sarà evidentemente costituita, oltre che da una componente scientifica che si riferisce al funzionamento del suo corpo, anche da tutta una serie di connessioni e concatenazioni di carattere verticale che collegano i vari suoi piani psichici e spirituali ai loro vari corrispondenti cosmici.  E ciò permette di comprendere in linea di principio come i vari fatti ed eventi del cosmo possano mettersi in corrispondenza coi fatti ed eventi umani, in una relazione di simbolo e simboleggiato, e come vi possano essere interferenze tra i domini spirituale, psichico e corporeo che potrebbero in certe circostanze alterare il corso normale delle leggi fisiche.  In modo particolare, dato che le “scienze” tradizionali più che un carattere puramente concettuale hanno un fine pratico, o meglio realizzativo, e cioè di fornire all’uomo indicazioni, mezzi di elevazione spirituale atti a condurlo allo scopo supremo della vita umana – che è quello di entrare in contatto con Dio –, l’insieme di tali corrispondenze micro/macrocosmiche fornirà il substrato per dottrine indirizzate appunto a questo scopo supremo, di aprire all’uomo i domini degli stati superiori dell’Essere.  Tali e non altre sono le vere funzioni di “scienze” tradizionali quali l’Astrologia e l’Alchimia, le operazioni astrologiche od alchemiche non avendo la minima intenzione di significare fatti astronomici o chimici del-l’ambito corporeo, bensì soltanto operazioni che simbolicamente raffigurano le imprese dell’anima in vista del conseguimento di stati dell’Essere superiori; ed il linguaggio ermetico di cui si servivano fungeva soltanto da copertura con un rivestimento di simboli astronomici o chimici per esprimere in modo segreto le più profonde esperienze che l’anima umana incontra e deve superare per pervenire a tali stati superiori.  Personalmente, mi sono interessato dei fondamenti metafisici delle varie tradizioni, e non ho alcuna conoscenza dettagliata delle “scienze” tradizionali applicative quali l’Astrologia e l’Alchimia sopraccitate. Non sono pertanto in grado di fornire precisazioni al riguardo, ed il mio intervento si limita quindi a segnalarne l'esistenza ed a giustificarne l’origine e l’attendibilità. Questo però è pienamente sufficiente per assicurarmi che, laddove come in Oriente sussistono scuole di spiritualità tradizionale, non ci siano ragioni per dubitare come fenomeni secondari di interferenza tra domini spirituale, psichico e corporeo possano di fatto talvolta verificarsi ed essere capiti ed interpretati per quello che sono; mentre, laddove come in Occidente dottrine quali quelle astrologiche ed alchemiche tradizionali sono pressoché totalmente ignorate e dimenticate, è verosimile che la stragrande maggioranza delle teorie e delle esperienze paranormali aventi corso oggidì non riposino sopra alcun fondamento né tradizionale né scientifico...  Comunque i fenomeni paranormali, quando siano autentici e non truccati, non possono né devono venire analizzati secondo la solita metodologia della scienza; ma ribadisco che ciò di per sé non significa per nulla che non esistono.  E, se mi è permesso trarre una generale conclusione da quanto ho detto fin qui, scorgerei una prudente misura nel non rigettare a priori tutto quello che non quadra direttamente con le nostre modalità correnti di conoscenza, e di rammentare quanto è stato affermato già tre secoli fa da Shakespeare per bocca di Amleto: “Ci sono molte più cose in cielo ed in terra, Orazio, di quante ne può sognare la vostra filosofia.”»

Si ringrazia Massimo Mazzucco e David Dario per il testo originale del discorso, e per la pagina Facebook da cui ho preso spunto, nella quale troverete anche la recensione del CICAP del congresso citato e altre informazioni relative alla questione.

30/12/09

MATRIX: JFK SI RIVOLTA NELLA TOMBA.


Tutti converranno con me che da quando non c'è più Mentana, Matrix è diventato inguardabile. Per carità ci vuole una grande abilità per condurre l'inchiesta in una trasmissione commerciale che si ripromette di indagare i fatti, e una buona verve per far parlare bene gli ospiti e non addormentare i telespettatori: in somma, bisogna saper fare le domande giuste, e sprattutto farsi una bella scaletta per mantenere un filo logico comprensibile. Ma no, Vinci non è ancora in grado di farlo: l'analisi, questa sconosciuta. Ieri sera il menù sembrava intrigante: Mazzucco contro Riotta, con Veltroni da paciere. Si sarebbe potuto stuzzicare il palato con speziati sapori polemici, stringendo con le spalle al muro i due contendenti proprio lì dove le assi scricchiolano, e vedere come se ne escono, analizzare i fatti, inquadrare le situazioni. No, da subito la situazione è sfuggita di mano al povero conduttore, imbarazzato del quadro che stava dipingendo, inadatto come si trovasse lì per caso, mandato in prima linea al sacrificio come il tamburino di turno che si vede sparare addosso. Risultato? Niente. Davvero, niente. Non sono stati in grado di razionalizzare nessun teorema, di fornire nessuno spunto interpretativo, ma solo offrire un'accozzaglia di nomi, dati, date, bugie alla rinfusa senza capo nè coda. Mazzucco confinato in un angolo, ha il solo merito di aver proposto come novità credibile la tesi Files, ma anche lui non ha saputo cogliere l'attimo, puntellando le sue affermazioni con prove schiaccianti. Irritato Riotta l'Antcomplottista, il quale non avrebbe potuto sembrare più instupidito, incartato dalla rigidità delle sue meningi, tira fuori tutto il suo repertorio da leccatore di culi impomatati, supportando le ridicole falsità della Commissione Warren, contraddicendosi poi ad ogni evoluzione teorica del filmato kennedyano, riparando in fine odiosamente dietro l'ignorante sclerotica negazione dei fatti. Spettacolo davvero imbarazzante. Tutti a parte Mazzucco dimostravano di non sapere nulla su JFK, e Riotta l'ignavo negava e negava, per poi difendersi svicolando letteralmente O.T. cercando un improbabile salvagente nei misteri nostrani, su tutti quello dell'assasinio Moro, concludendo nichilisticamente con l'impossibilità di giungere ad una conclusione. In somma diciamo la verità: l'arrogante pomposa inutilità di molto debunkerismo de noiauntri, si manifesta nell' ignoranza palese dei propri capopopolo, benchè giornalisti strapagati. Infatti il sig. Riotta è arrivato in trasmissione evidentemente senza nemmeno aver studiacchiato un pochino prima, pensando di potersela cavare con: "Nessun complotto per me, Oswald ha sparato tre colpi dal deposito, uccidendo Kennedy da solo". Pronto?? Riotta? ma che cappero dici? Vergogna! Nessuno ormai crede sia possibile che i fatti si siano svolti in questo modo, neanche tu infondo. Infatti incalzato dal povero Vinci, ripara alla figura da cazzaro, aprendo alla possibilità che ci fosse un complice, per poi far morire di vergogna tutti i debunkeretti appesi alle sue labbra di anticomplottista convinto, citando Wikipedya come fonte autorevole in riprova delle sue elucubrazioni warreniane. Niente, zero. Pietà Riotta, pietà! Poi del tutto rosso come certi ortaggi, termina manifestando a sè stesso e al mondo la sua inadeguatezza giornalistica, tentando puerilmente di provocare Mazzucco con l'attacco a spada tratta ai "complottisti", la fantomatica schiera di perversi mitomani della disinformazione, che inventano tesi per lucrare attenzione e moneta. Eccovi l'epocale scontro: il Bene contro il Male, la Ragione contro la Fede, Riotta contro i Complottisti. Davvero ignobile, prevarica la discussione, cogliendo l'occasione per sputacchiare saliva velenosa su ciò che lui più odia al mondo: ovvero su chi osa mettere in discussione la comodità e la correttezza dei risultati ufficiali, scomodandolo, palesando i suoi metodi hooveriani su ciò che deve essere inteso come Verità. Aaaaahh che bei telegiornali sono stati i tuoi.. Quanta verità nelle tue redazioni.. Comunque grave errore essersi lasciati ingolosire da una puntata di Matrix solo perchè si parlava dell'affascinante complotto JFK, (perchè di complotto si tratta), ti vien voglia solo di lasciar perdere tutto. Meschino demagocico Riotta che ci riprova, delegittimando l'avversario, sparando grosso sulla buona fede di Mazzucco e il suo lavoro undici settembrino. Spazzatura infame: chi avrebbe voluto capire di più, si sarà irritato da morire, e per tutti la solita occasione sciupata per fare del giornalismo interessante. E JFK? rivoltandosi nella tomba con una pernacchia a Vinci, e un va a cagare a Riotta, rimane inascoltato nel limbo misterioso delle storie negate, accarezzandosi il cranio spappolato, saluta e ringrazia amaramente tutti, specialmente quelli che della sua morte osano ancora fare spettacolo indecente.