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09/03/10

LOS ROQUES: INQUIETANTE TESTIMONIANZA - aggiornato l' 11/06/2011



In data 20 febbraio ho ricevuto questa lettera dal sig. M. , Maresciallo dei Carabinieri, intitolata: "VIVI PER MIRACOLO". Dopo alcune verifiche sulla sua identità, come promessogli pubblico questo suo scritto, che chiunque prima di andare a Los Roques e dintorni dovrebbe leggere. Ovviamente mi sono posto il problema del danno che ne scaturisce, nonostante la tragedia del 2008 parli da sola, nei confronti di una località turistica che della sua fama fa il suo sostentamento. Prestamente ho deciso di andare avanti. Non c'è danneggiamento o diffamazione che possa concorrere con la perdita della vita umana, nonostante come sottolinei lo stesso sig. M. , a perderci davvero siano i più poveri abitanti di quel paradiso, che dall'accoglienza dei turisti traggono la loro unica, magra ricchezza. Diversamente accusiamo i veri criminali, ovvero gli speculatori: coloro che a favore di un profitto immediato preferiscono mettere in pericolo la vita delle persone, con l'infame tentativo di camuffare con una mano di vernice fresca le pareti ammuffite di una trappola mortale.
Comunque sia a voi il giudizio, e chiunque lo desideri, dopo aver fornito nome e cognome, privatamente potrà avere le generalità e l'indirizzo mail del Maresciallo sig. M. , il quale ringrazio per la fiducia accordata ad Insolitanotizia.
Di seguito la lettera.

BUONGIORNO,

MI CHIAMO E. M. , SONO UN MARESCIALLO DEI CARABINIERI DEL COMANDO PROVINCIALE DI R.

PREMETTO DI ESSERE APPENA TORNATO DA LOS ROQUES, QUESTO E’ IL SESTO ANNO CONSECUTIVO CHE MI RECO INSIEME A MIA MOGLIE E AD ALTRE DUE COPPIE NELL’ARCIPELAGO. PROBABILMENTE QUESTA SARA’, PURTROPPO, L’ULTIMA VOLTA.

IN QUESTI SEI ANNI ABBIAMO AVUTO MODO DI SCOPRIRE UNA TRISTE REALTA’ CHE RIGUARDA LA GESTIONE DELLE COMPAGNIE AEREE CHE COLLEGANO L’AEROPORTO DI MAIQUETIA A LOS ROQUES (SIA QUELLE DI LINEA CHE QUELLE PRIVATE).

MI PREME SOTTOLINEARE LA MIA AFFLIZIONE NEL RACCONTARE LA NOSTRA TRAGICA AVVENTURA VERIFICATASI NEL CORSO DELL’ULTIMO VIAGGIO PERCHE’, SE RESA PUBBLICA, FARA’ RIFLETTERE MOLTE PERSONE CHE SONO INTENZIONATE A RECARSI A LOS ROQUES, A DISCAPITO DI CHI VIVE E LAVORA NELL’ARCIPELAGO E CHE NON HA COLPE.

SIAMO PARTITI DA BOLOGNA IL 28 GENNAIO U.S. E SIAMO ARRIVATI A MAIQUETIA LO STESSO GIORNO ALLE CINQUE DEL POMERIGGIO.

AVEVAMO PRENOTATO PER IL GIORNO SUCCESSIVO UN VOLO (CHARTER) IN PARTENZA ALLE ORE 07.00 PER LOS ROQUES.

GIUNTI ALL’AEROPORTO DI MAIQUETIA ALLE 06.00 DELLA MATTINA ABBIAMO ATTESO UN PAIO D’ORE E POI IL PILOTA DI QUELLO CHE AVREBBE DOVUTO ESSERE IL NOSTRO AEREO CI HA RIFERITO CHE IL VELIVOLO NON POTEVA EFFETTUARE IL DECOLLO PERCHE’ NON AVEVA CARBURANTE DATO CHE IL CAMION CHE TRASPORTAVA IL RIFORNIMENTO SI ERA ROTTO(?!) CHE NON VI ERA ALTRA POSSIBILITA’ DI EFFETTUARE IL VOLO E CHE CI AVREBBERO FATTO SAPERE.

DOPO CIRCA ALTRE TRE ORE SIAMO STATI AVVISATI CHE ERA STATO REPERITO UN ALTRO AEREO E, INSIEME AD ALTRE NOVE PERSONE DI NAZIONALITA’ VENEZUELANA, SIAMO SALITI SU UN VECCHIO VELIVOLO CON QUINDICI POSTI PIU’ I DUE PILOTI.

DA QUI E’ COMINCIATA LA NOSTRA DRAMMATICA AVVENTURA:

* NON E’ STATA COMPILATA NESSUNA LISTA DI IMBARCO UFFICIALE;
* PRIMA DEL DECOLLO ABBIAMO NOTATO CHE DAL MOTORE DESTRO FUORIUSCIVA DEL CARBURANTE;
* L’AEREO (LET 410 NR. IDENTIFICATIVO YV 1844 – STESSO MODELLO OGGETTO DELL’INCIDENTE MORTALE) ERA A DIR POCO FATISCENTE (COME TUTTI GLI AEREI DA NOI PRESI NEGLI ANNI PRECEDENTI);
* DOPO CIRCA 20 MINUTI DI VOLO ABBIAMO UDITO UN FORTE BOATO SULL’ALA SINISTRA, L’ELICA SI E’ FERMATA E L’AEREO HA COMINCIATO A PERDERE QUOTA;
* IL PILOTA HA QUINDI INVERTITO LA ROTTA E, DOPO POCO, L’AEREO SI E STABILIZZATO DI NUOVO IN QUOTA;
* HO CERCATO DI PRENDERE IL GIUBBOTTO DI SALVATAGGIO MA NON C’ERA, NE MANCAVANO MOLTI;
* DOPO CIRCA VENTI MINUTI DI PANICO L’AEREO E’ ATTERRATO A MAIQUETIA. LUNGO LA PISTA ERANO GIA’ PRONTE LE AMBULANZE, I VIGILI DEL FUOCO ED UN ELICOTTERO CON IL MOTORE ACCESO, PRONTO PER INIZIARE EVENTUALI RICERCHE IN MARE;
* SCESI DALL’AEREO I PILOTI SI SONO E CI HANNO ABBRACCIATO, A TESTIMONIANZA DELLA DRAMMATICITA’ DI QUANTO ERA ACCADUTO;
* NON CI E’ STATA DATA NESUNA SPIEGAZIONE E NON CI E’ STATA FATTA NESSUNA ASSISTENZA E DOPO CINQUE ORE CI HANNO FATTO SALIRE SU UN ALTRO AEREO CON SEI POSTI (ANCHE QUI SENZA ALCUNA LISTA DI IMBARCO).



IL 4 GENNAIO 2008 SI E’ VERIFICATO L’INCIDENTE IN CUI HANNO PERSO LA VITA QUATTORDICI PERSONE. LO STESSO ANNO, A FEBBRAIO, ERAVAMO A LOS ROQUES E SIAMO STATI TESTIMONI DI UN FUORI PISTA EFFETTUATO DA UN AEREO CHE FORTUNATAMENTE NON HA CAUSATO VITTIME E HA TERMINATO L’ATTERRAGGIO IN MEZZO ALLE MANGROVIE.L’ AEREO, ORMAI INUTILIZZBILE, SI TROVA ANCORA AI BORDI DELLA PISTA.

LA COMPAGNIA CON CUI ABBIAMO VIAGGIATO A FEBBRAIO DEL 2008 SI CHIAMAVA “CHAPPY AIR”. DURANTE IL VOLO ABBIAMO CONSTATATO CHE, SUL LIBRETTO RELATIVO ALLE PROCEDURE DI EMERGENZA, IL LOGO DELLA COMPAGNIA (CHAPI AIR) ERA STATO AFFISSO SOPRA IL LOGO DELLA COMPAGNIA “TRANSAVEN”, COMPAGNIA SOSPESA A CAUSA DELL’INCIDENTE DEL 4 GENNAIO. CI E’ STATO POI RIFERITO CHE LA CHAPI AIR AVEVA RILEVATO LA COMPAGNIA TRANSAVEN, CONTINUANDO AD UTILIZZARE GLI STESSI AEREI.

SULL’ISOLA CI HANNO DETTO (NON VERIFICATO) CHE A SETTEMBRE DEL 2009 UN AEREO PARTITO DA LOS ROQUES E’ STATO COSTRETTO AD AMMARRARE VICINO A MAIQUETIA IN QUANTO, MESSO IN ATTESA PER L’ATTERRAGGIO, HA TERMINATO IL CARBURANTE.

NON HO LA PRESUNZIONE DI CONOSCERE COME SI POSSA GESTIRE E FAR LAVORARE UNA COMPAGNIA AEREA, NON SONO UN ESPERTO DI AEREI E DI PROCEDURE DI EMERGENZA. AVENDO PERO’ EFFETTUATO MOLTI VIAGGI NEL MONDO ED ESSENDO STATO TANTE VOLTE A LOS ROQUES, CREDO IN TUTTA ONESTA’ DI POTER AFFERMARE CHE E’ INCONCEPIBILE CHE POSSANO ESISTERE DELLE COMPAGNIE AEREE CHE FANNO VOLARE DEGLI AEREI CHE SONO DA ROTTAMARE E CHE ADOTTANO DELLE PROCEDURE A DIR POCO ASSURDE.

LOS ROQUES E’ VERAMENTE UN PARADISO. E’ PER QUELLO CHE CI SIAMO TORNATI TANTE VOLTE. MI DISPIACE TANTISSIMO AVER SCRITTO TUTTO QUESTO…..SE PENSO AI NOSTRI AMICI E ALLE PERSONE CHE CI LAVORANO MI VIENE DA PIANGERE…..NON NE HANNO COLPA. E’ MIO DOVERE PERO’ RENDERE NOTA UNA VERITA’ CHE POTREBBE COSTARE LA VITA AD ALRE PERSONE. ADORO VIAGGIARE E SCOPRIRE NUOVI MONDI…..MA NON IN QUESTO MODO!!!

N.B. HO GIA’ INVIATO QUESTA LETTERA AD ALTRI INDIRIZZI CHE PENSAVO POTESSERO ESSERE INTERESSATI A RENDERE PUBBLICHE QUESTE INFORMAZIONI………EVIDENTEMENTE MI SBAGLIAVO…FORSE E’ PIU’ IMPORTANTE E VANTAGGIOSO DARE INFORMAZIONI CHE RIGUARDANO “IL GRANDE FRATELLO” O “L’ISOLA DEI FAMOSI”!!!!!

LA MOTIVAZIONE CHE MI HA SPINTO A SCRIVERE TUTTO QUESTO NON E’ DETTATA DA UNA MIA IMPROVVISA VOGLIA DI NOTORIETA’ O DI PUBBLICITA’…QUESTI VALORI NON FANNO PARTE DELLA MIA VITA…E’ SOLAMENTE LA MIA COSCIENZA CHE MI HA SPINTO A FARLO.

STRISCIA LA NOTIZIA HA DATO RISALTO A MOLTE NOTIZIE CHE ALTRIMENTI NON AVREBBERO TROVATO SPAZIO E CHE HANNO PERMESSO ALLA GENTE DI VENIRE A CONOSCENZA DI FATTI GRAVI. SPERO TANTO CHE QUESTO MIO SCRITTO VENGA RESO PUBBLICO.

UN SENTITO RINGRAZIAMENTO



R. , 20 FEBBRAIO 2010.

E. M.


AGGIORNAMENTO DEL 11/06/2011

La stessa persona che mi scrisse a suo tempo quella lettera, mi ha ricontattato recentemente per dare a tutti coloro che sono interessati ad andare in vacanza a Los Roques, delle buone notizie. Ecco cosa scrive:

Nonostante l'increscioso episodio verificatosi l'anno scorso, a
febbraio, siamo tornati a Los Roques.....ormai diventata meta fissa
delle nostre vacanza invernali.
Consapevoli dei rischi dovuti ad una precaria gestione delle
compagnie aeree interne, abbiamo prenotato il volo Caracas-Los Roques
con la compagnia Aerotuy, l'unica che utilizza un aereo quadrimotore e
che abbiamo ritenuto affidabile.
Con nostra somma felicità, una volta giunti a Los Roques, abbiamo
potuto constatare che i LET 410 NON VENGONO PIU' UTILIZZATI per la
tratta Caracas - Los Roques. Al loro posto ci sono dei bimotore quasi
nuovi ed efficienti.
Non abbiamo avuto contezza se i LET 410 continuano a volare lungo
altre tratte aeree interne del paese.
Abbiamo scritto anche alla redazione della trasmissione "Alle falde
del Kilimangiaro" e le chiedo nuovamente di perdonarmi per non averle
scritto subito.
Il nostro intervento è stato determinante per cambiare una situazione
che avrebbe potuto causare altri incidenti.
La ringrazio ancora per aver pubblicato la mia lettera che, come da
lei riferitomi, è stata letta da moltissime persone.
Può tranquillamente rispondere a chi glielo dovesse chiedere che la
situazione a Los Roques è decisamente cambiata in meglio.....quindi
BUONA VACANZA A CHI ANDRA' IN QUEL PARADISO!!!!!

04/01/10

LOS ROQUES: MISTERO ANCORA SENZA RISPOSTA


Oggi 4 gennaio cade inaccettabile, il triste anniversario dell'incidente avvenuto nel 2008 a Los Roques, località turistica in Venezuela, dove scomparvero insieme al bimotore sul quale stavano viaggiando, 14 passeggeri di cui 8 cittadini italiani. Non si capisce come al giorno d'oggi sia ancora possibile che un aereo e il suo contenuto scompaiano senza lasciare la benchè minima traccia, ma per chi non lo sapesse i misteri di questa tragedia sono numerosi e grotteschi, attorniati da elementi talmente assurdi ed inquietanti da rendere la questione un insensato intrico insolvibile. Da anni i familiari delle vittime si battono per trovare la verità, e sostenere le ricerche costa fatica e soldi, nonchè tanto coraggio per mantenere un barlume di speranza tenendo viva l'attenzione sul caso. Subito dopo la scomparsa sembra il classico incidente aereo: compagnia aerea di rottami volanti, scarso ausilio di tecnologie appropriate. Ma il comandante ha lanciato il May Day ad una ventina di miglia dalla costa, si conosce il luogo preciso dove avrebbe dovuto ammarare, e ci sono diversi altri mezzi dislocati in zona che iniziano subito le ricerche, sia dall'aria che dall'oceano. Niente, neanche un indizio utile per indirizzare i soccorsi. Poi con il conseguente coinvolgimento delle istituzioni locali ed italiane e una caccia al relitto approfondita, inizia a delinearsi il mistero. Dapprima sembra idividuarsi la chiazza di cherosene in acqua, poi si ipotizza che la carlinga giaccia sul fondale, ma i relitti trovati non possono appartenere al Transaven, bimotore ad elica YV2081, marca LET-410 UVP-E. Effettivamente non è il primo aereo ad inabissarsi in quella zona. Intanto gli investigatori riescono a raccogliere le informazioni più scottanti che le autorità venezuelane in vano tentavano di celare e vengono a galla tutte le contraddizioni del caso. Il primo dato incredibile è che non si sia mai identificato neanche il più piccolo resto dell'aereo o qualsiasi oggetto galleggiabile riconducibile al disastro, cosa davvero inusuale per un impatto in acqua. Ma c'è molto di più. Innanzitutto non vi è certezza sul numero esatto dei passeggeri che va da 14 (compreso il pilota) a 18, il chè lascerebbe aperta la porta ad ipotesi terribili come l'eventuale dirottamento del velivolo da parte di non meglio identificati narcotrafficanti, opzione tra l'altro non così astrusa. Stranamente solo 10 giorni dopo viene ripescato il solo cadavere del copilota con relativo salvagente semigonfiato, ritrovamento che potrebbe voler dire che in qualche modo l'aereo ha ammarato in acqua, e l'uomo è riuscito ad uscire dal relitto, mentre invece gli altri passeggeri, bloccati dalla cintura di sicurezza, sarebbero sprofondati orribilmente sul fondo del mare senza riuscire a liberarsi, perchè come già detto non c'è nessun altro rinvenimento. Oppure, essendo il copilota l'unico a non doversi legare con le cinture per mostrare ai passeggeri le istruzioni da seguire durante le manovre per l'ammaraggio, una volta affondato l'aereo, sia poi fuoriuscito dal velivolo schiantato dalla pressione, affiorando in un secondo momento. Dato incomprensibile però resta il fatto che non viene trovata acqua nei suoi polmoni. Ma non solo: è assolutamente sospetta l'identità di tale cadavere, poichè nella relazione dell' Anatomopatologo Dr. Cipolloni si sostiene che non vi siano le tipiche lesioni da impatto, e che la salma, nonostante sia irriconoscibile, risulta "fresca", non certo come dovrebbe essere dopo 10 giorni di deriva nell'oceano. Inoltre il metodo d'identificazione effettuata dalle autorità venezuelane si basa su una protesi dentale assente, i cui preposti alveoli gengivali risulterebbero inadatti a ricevere lo stesso, e su un orologio per nulla ossidato dalla lunga permanenza in acqua salata, tra l'altro fermo a due ore prima dell'ora della scomparsa dell'aereo. Le ipotesi derivanti da questo unico elemento ritrovato nelle acque antistanti Los Roques porterebbero dunque a diversi scenari, ma vista l'evidente approssimazione colposa in merito alle indagini delle autorità locali, sembrerebbe da escludersi il semplice incidente aereo, ma al contrario l'imbarazzante e goffo tentativo di depistaggio ipotizzato a carico dei venezuelani, porterebbe a pensare più ad un dirottamento. Certo è che per il buon nome dell'apparato turistico della zona, prima si conclude l'affare, prima si può dimenticare l'accaduto e far ripartire il carrozzone turistico, in zone in cui sopravvivere coincide con il ripristinare l'afflusso di dollari ed euro dei vacanzieri stranieri. Per questo la frettolosità dimostrata dalle autorità locali nel voler dare un senso compiuto alla sciagura, potrebbe semplicemente significare la volontà di dimenticare e ripartire. Certamente comprensibile, ma davvero esecrabile. Non si possono dimenticare Paolo, Bruna, Emma, Sofia, Stefano, Fabiola, Annalisa e Rita, come se fosse stato una tragica fatalità irripetibile, perchè potrebbe succedere di nuovo, è già successo, 10 anni prima a Mario Parolo e Teresa de Bellis, e conoscere il destino di queste persone significa dare pace a tutte le moltissime altre che da anni piangono, sperano e disperano nell' insopportabile attesa di notizie dei propri cari. Comunque i parenti delle vittime tengono duro, e recentemente sono riusciti a strappare alle istituzioni di entrambi i paesi, la promessa di iniziare finalmente una nuova ed approfondita ricerca sottomarina del relitto. Ce n'è voluto, soprattutto per colpa delle mille parole tradite, degli infiniti ritardi e dell'incomprensibile disinteresse generale venezuelano, che poi d'altra parte si è scoperto aver secretato alcuni dei risultati dell'indagine interna, come nella più classica e proverbiale ambiguità da dittatura sudamericana, lasciando pertanto immaginare di essere in possesso di qualche indizio inconfessabile. Cosa mai avranno da nascondere se, come dicono, è stato un banale incidente aereo? Certo è che più passa il tempo e più le speranze diminuiscono, ma cosa dovrebbero pensare gli amici e i parenti di Fabiola, il cui cellulare ha squillato libero 24 ore circa dopo l'incidente, ( e non solo il suo) quando avrebbe dovuto essere muto, sepolto in fondo all'oceano? Cosa devono augurarsi tutti quelli che ancora aspettano una misera briciola di verità, per mettersi finalmente l'anima in pace? Davvero le autorità hanno fatto tutto il possibile per trovare l'aereo e i suoi passeggeri? Cosa potrebbero aver nascosto per far tornare le acque calme e riprendere a spennare i turisti, o evitare di scoperchiare il pentolone con un'altro incidente politico-internazionale riguardante la discutibile gestione della guerra al narcotraffico venezuelana? Come già scritto su queste pagine, capita che al mondo gi aerei scompaiano misteriosamente e le vittime non possano godere mai di pace e giustizia. Potrebbe succedere di nuovo, è già successo, e niente e nessuno lo potrà evitare, ma la memoria e la speranza è tutto ciò che abbiamo, poichè dimenticare vorrebe dire rassegnarsi, non pretendere la verità significa diventarne complici.

05/06/09

MISTERI AEREI


Volare resta sempre il modo migliore e più sicuro per viaggiare, lo sappiamo, ma a volte significa anche rimanere inghiottiti per sempre nelle profondità di un mistero insondabile. Insieme all'ultimo caso clamoroso dell' A330 AirFrance scomparso sul pacifico davanti al Brasile, mi vengono in mente il Let-410 della Transaven diretto a Los Roques del 4 gennaio 2008, anch'esso misteriosamente sparito durante il tragitto, e il famosissimo enigma del DC9 Itavia del 27 giugno 1980 esploso (fatto esplodere) in volo nelle vicinanze di Ustica. Questi 3 casi apparentemente hanno poco in comune oltre alla tragica fatalità, ma ognuno di essi resterà nel nostro immaginario come un buco sul tessuto delle certezze della vita, soprattutto quando la mancanza di elementi logici per determinare le cause meccaniche dell'incidente lascia aperte le ipotesi più inquietanti, rendendo il giallo quasi nero. In ognuno di questi casi i tracciati radar non chiariscono un gran chè (quando ci sono), il may day non è stato lanciato, quindi a bordo non vi è stato il tempo per rendersi conto della minaccia. Se l'Itavia è stato recuperato, con relative scatole nere rese poi colpevolmente inutilizzabili, negli ultimi 2 invece non si trovano resti convincenti, ma in tutti e tre i casi l'impressione che rimane è che ci sia qualcosa che non si deve sapere, e l'indicibile segreto è mantenuto a costo della vita dalle poche persone che sanno. In effetti il business aereo è continuamente minacciato da più fronti, dal prezzo del carburante al terrorismo, ci manca solo di scoprire una nuova voce nell'elenco delle possibili fonti di sciagura, tipo tempeste solari o campi magnetici instabili o ufo, che le statistiche vantate dalle compagnie di volo dovrebbero subire dei ritocchi scomodi e deleteri. La gente ha già fin troppa paura nel compiere l'innaturale gesto del volo per sconvolgerla con l'insostenibile indeterminatezza delle fatalità. Quindi in ogni caso risulterebbe logico che se qualcuno sapesse qualcosa di scomodo sarebbe poco furbo a non tenersela per sè. La cosa che mi fa scrivere questo testo è però il mistero, il segreto dello svolgimento reale dei fatti che non vuole essere sciolto, e le numerosissime testimonianze di piloti professionisti su oggetti ed avvenimenti soprannaturali che spesso hanno messo in pericolo la loro incolumità in cielo. Riguardo ad Ustica le probabilità si riducono a due: la più gettonata è quella dell'abbattimento da parte di un caccia NATO che nel tentativo di spazzare via un fantomatico MIG libico, magari con a bordo Gheddafi, abbia combinato la frittata mancando l'intruso che si era sistemato sotto la pancia del DC9, poi colpito (con i più sentiti complimenti per l'intuizione geniale da parte del popolo italiano). La seconda, per quanto possa in prima analisi risultare ridicola ad una mente razionalista, è l'ipotesi ufo. A chiunque sia spuntato un sorrisetto ironico gli consiglio di leggere questo. Seppur scomoda ed imbarazzante, questa relazione su un ipotetico coinvolgimento di un ufo nel disastro di Ustica fu vagliata e considerata con molta attenzione dal magistrato inquirente, soprattutto perchè in ultima analisi, molti degli elementi a favore di questa tesi risulterebbero sorprendentemente illuminanti per spiegare alcune incongruenze allora come oggi ancora irrisolte. L'aereo da turismo scomparso di fronte alle coste del Venezuela dove probabilmente persero la vita altri italiani innocenti, se è possibile è un caso ancora più misterioso, su cui a malapena basterebbe un libro per evidenziare i risvolti complessi delle possibili eventualità concatenatesi in questo incidente: dalle condizioni della compagnia in questione (Transaven) agli inquietanti ritrovamenti parziali di resti umani e parti dell'aereo, che non fanno altro che renderlo un rompicapo insolvibile. I familiari delle vittime (specialmente la famiglia Durante) sono anni ormai che sbattono contro il famoso muro di gomma, venezuelano questa volta, addirittura hanno ancora una flebile speranza di ritrovare vivi i loro cari, nell'ipotesi che l'aereo sia stato dirottato da narcotrafficanti; anche lì le incongruenze misteriose sono molte a cominciare dal conteggio dei passeggeri, di cui manca a tutt'oggi il numero esatto. Anche qui se volessimo notare una componente di possibile coinvolgimento ufologico potremmo considerare lo spegnimento ingiustificato di entrambi i motori dell'aereo e le altre avarie comunicate dal pilota prima di sparire nel silenzio, come nella classica casistica di un incontro ravvicinato, oltre al bagliore e al boato testimoniati da pescatori della zona. In ultimo l'A330 partito dal Brasile è scomparso da troppo poco tempo per avere delle risultanze particolari. Si sa solo che non può essere lui il responsabile della lunghissima chiazza di carburante individuata nell oceano, troppo estesa per appartenere ad un aeromobile di quel tipo e c'è ancora confusione sul ritrovamento dei possibili rottami. Ma anche in questo caso i misteri sembrano già troppi e quando le cose vengono taciute spesso è perchè non si possono ammettere. Sarà un caso ma è molto strano che uno degli elementi riscontrato è che la velocità dell'aereo fosse troppo bassa (?) e che i dispositivi automatici di segnalazione guasti a terra d'improvviso erano come impazziti. In oltre un pilota su un altro velivolo nelle vicinanze ha testimoniato di aver visto un immenso bagliore seguito da tre altre luci. mah.. La verità è una cosa complessa da capire, ma a volte fin troppo semplice da spiegare. Le disgrazie capitano e qualunque siano le cause che le determinano, chi deve risponderne in genere deve anche pagarne il prezzo e spesso non ne ha voglia; di conseguenza nessuno di noi si stupisce più di tanto in fondo, nel vedere che in questi come in altri casi analoghi la verità non tornerà mai più a galla.