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27/06/11

USTICA: LA VERGOGNA DEL SILENZIO

Il 27 giugno del 1980 avvnne l'incidente di Ustica: fin che avrò voglia ed energie per scrivere su questo blog non smetterò di celebrare questa emblematica, triste ricorrenza, affinchè non si dimentichi.
Quello che mi preme ribadire quest'anno è l'imbarazzante tempo che scorre con l'ignobile perdurare del mistero, il colpevole silenzio delle istituzioni e di tutti coloro che di quella vicenda hanno ancora viventi memorie indicibili. Sono passati 31 anni, e le persone che hanno sofferto per quella brutale amputazione affettiva senza risarcimento, non smettono di attendere la parola fine, l' ultima magra consolazione. Ultima possibilità di rendere omaggio e rispetto alle vittime di quella tragedia senza colpevoli. Provate a pensare cosa vuol dire essere privati per sempre dell'amore di una o più persone care, in modo così assurdo ed incolpevole, e non avere ancora una risposta, un senso, la pace della rassegnazione, dopo tutto questo tempo. Ma non solo: che fiducia e rispetto avreste voi del vostro Paese e dei suoi rappresentanti, se per tutti questi anni aveste assistito alle macchinose pusillanimi manovre di insabbiamento, dal Capo dello Stato, alle Forze Armate, alla politica? La cosa veramente stomachevole ed infame è l'incurante menefreghismo delle istituzioni e di coloro che, sia direttamente coinvolti a suo tempo, sia informatisi  negli anni, saprebbero dare una risposta, ma che alla fine non hanno mai avuto il coraggio di squarciare il velo della vergogna. Come in tutte le altre stragi italiane senza colpevoli, c'è chi sa ma non parla. Chi avrebbe voluto dire qualcosa è stato fatto tacere per sempre. Bel modo di condurre un popolo all'amore per le sue istituzioni; bel modo di onorare il sangue dei propri figli. Sì perchè l'unico vero colpevole noto è lo Stato, che nè si fece garante di giustizia, nè si mise a disposizione per la ricerca della verità, ma anzi come nel più classico stile mafioso, s'impegnò a tutelare il silenzio, allora come oggi . Che dire..Vergogna! Vergogna! Vergogna!

25/03/11

ECCO LO ZOHAL: IL NUOVO DISCO VOLANTE IRANIANO

L'agenzia stampa iraniana filo governativa "Fars News Agency" sostiene che il paese mediorientale abbia sviluppato e messo in produzione un nuovo veicolo UAV, utile a spiare silenziosamente il territorio. La cosa curiosa è che è stato descritto come un disco volante e l'immagine di repertorio dell'articolo è questa:


In attesa di scoprire le vere fattezze dell'oggetto volante è facile immaginare quanti presunti avvistamenti ufologici deriveranno da questo veicolo. Ma soprattutto viene da pensare: se gli iraniani che non brillano certo per innovazione tecnologica, hanno costruito un velivolo simile ad un classico disco volante, quanti oggetti del genere possono essere stati già creati e sguinzagliati nei cieli di tutto il mondo? E quanti di questi hanno contribuito ad inquinare le già melmose acque dell'ufologia? Ed inoltre: perchè scegliere proprio le fattezze di un disco volante? Forse per passare meglio inosservati, giocando con la confusione esistente sulla natura degli ufo? Comunque si spera che lo "Zohal" (questo è il suo nome) presto sarà identificabile da immagini autentiche, che prima o poi verranno divulgate, così da diminuire la possibilità di scambiarlo per un vero ufo. E' questa la vera dannazione per gli ufologi, dover avere a che fare con tutta una serie di oggetti che non fanno altro che aumentare la persistente confusione, certamente sfruttata e creata ad arte da chi ha interesse a mantenere tutta questa incertezza, sia per rendere un po' meno facilmente identificabili i propri velivoli speciali, sia per alimentare il dubbio sulla possibile natura esogena di certi oggetti volanti.

26/06/10

MISTERO DI USTICA: 30 ANNI DI VERGOGNA.



Eh sì, domani sono 30 anni che il DC9 Itavia venne distrutto in volo e colò a picco nel mare antistante l'isola di Ponza, portandosi con sé le 81 persone che sfortunatamente quel giorno salirono a bordo dell'aeromobile.
Il disastro rimane uno dei più famosi misteri italiani tutt'ora irrisolto, avvenuto come tanti altri in un periodo storico in cui il nostro Paese era un buon posto per uccidere decine di persone, e farla franca. Di questa tragedia sono ancora pochi gli elementi certi, uno meno nobile dell'altro: Si sa che l'aereo di linea italiano fu colpito per errore, che i colpevoli vanno cercati tra i nostri "alleati", siano essi Francesi o Americani. Si sa che i Servizi Segreti nostrani e quelli NATO hanno fatto di tutto per occultare le prove, strappando pagine di rapporti radar, manomettendo registrazioni varie, e costringendo al silenzio e al favoreggiamento l'aeronautica civile e militare italiana. I generali Bartolucci e Ferri, praticamente gli unici accusati di depistaggio, se la cavarono in Appello e in Cassazione dall'imputazione di alto tradimento, con la solita e proverbiale facilità con cui vengono assolti gli "insabbiatori" allorquando la verità è strettamente e vergognosamente inconfessabile: ovvero in tutte quei fattacci in cui la dignità delle Istituzioni è in pericolo e gli equilibri geopolitici e le jeopardiche tensioni internazionali sono gestite al limite della legalità, o nella totale mancanza di rispetto del protocollo.
Come al solito i grandi hanno giocato con la vita delle persone, qualcuno dal grilletto facile ha sbagliato il bersaglio perseguendo i propri sporchi obiettivi, per di più da straniero sullo spazio aereo italiano, combinando la frittata. I cocci tutti sotto il tappeto, spallucce e tanto fastidio per dover pure rispondere alle domande della magistratura. Nessun rispetto nè pietà per i morti, vittime innocenti, nè per chi li pianse.
Fin dall'inizio e nelle diverse indagini che furono avviate dalle procure coinvolte, nei diversi periodi, era apparso chiaro come il DC9 fosse finito in un wargame troppo grande per poterne uscire incolume, che qualcuno l'aveva combinata grossa, e in quel periodo di guerra fredda e di gravi frizioni internazionali un episodio così sconveniente avrebbe potuto alimentare venti di terza guerra mondiale. I timori erano forse giustificabili visti gli arsenali nucleari dei blocchi e le relative immaturità politiche di stati presumibilmente coinvolti come la Libia, elementi che sarebbero potuti sfociare nel disastro globale, che con tanta fatica gli intelligence di tutto il mondo cercavano di evitare. Gli inquirenti si dovettero scontrare con il proverbiale e cinematografico "muro di gomma", espressione più che eloquente nel rappresentare il frustrante rimbalzo continuo allorquando si cercasse di abbattere la facciata fatta di silenzi e depistaggi, dietro alla quale si nascosero tutti coloro che ebbero un ruolo effettivo nella tragedia o che solo ebbero la sfortuna di trovarsi davanti al monitor sbagliato, al momento sbagliato. Sicuramente ci sono ancora moltissime persone che a distanza di 30 anni, avranno ancora oggi una stretta allo stomaco nel sentire le fitte della vergogna, del rimorso e della paura che li costrinsero al silenzio, oggi come allora, nella consapevolezza di aver taciuto di fronte al dolore e all'itollerabile agonia legalitaria che questa sciagurata tragedia provocò nelle vittime, nei familiari, nel Paese.
Anni e anni di imperdonabili menzogne, manomissioni, criminali silenzi, senza neppure la decenza di fare tutto per bene, affinché per lo meno non si cogliesse nelle istituzioni il benché minimo disagio nel perseguire la verità, le quali invece intralciarono grossolanamente le indagini, mischiando le carte così male da poterne vedere chiaramente le impronte sporche di sangue sopra ogni documento, senza il minimo rispetto, neppure per la memoria dei propri caduti.
30 anni sono passati e magistrati, giornalisti, associazioni dei parenti delle vittime, non smettono di indagare, nella speranza di poter un giorno completare il puzzle.
Nel 2007 se ne esce come flatulenza l'ex Presidente del Consiglio, allora in carica, Francesco Cossiga, confessando tra una tartina e un aperitivo che nell' '80 i Servizi Segreti lo avevano messo al corrente della catena degli eventi che portarono all'abbattimento del DC9. Dopo 27 anni di silenzio tombale, con non chalance Cossiga ci racconta che il colpevole sarebbe la Marina Militare Francese (proprio loro!), che nel solito, trito e ritrito tentativo di accoppare l'irrispettoso leader libico Gheddafi, avrebbero spedito un missile "a risonanza" dritto verso la pancia del DC9 Itavia, sbagliando di brutto il bersaglio nel tentativo di colpire il Mig libico che lo stava usando come scudo.
Questa rivelazione ha certamente una fonte autorevole, rispolvera una delle teorie più accreditata e credibile e soprattutto risulta pesante, nell'addossare ai Francesi la responsabilità della tragedia. Ciò nonostante ci sono alcune incongruenze che lasciano alquanto perplessi: innanzi tutto nelle registrazioni audio della cabina di comando del DC9 non si trova nessuna allusione ad un eventuale "compagno di volo" indesiderato, il quale se fosse stato un Mig a reazione non sarebbe certo passato inosservato ai piloti, i quali hanno avuto giusto il tempo di dire: "Gua...", prima che il gelido rumore di fondo zittisse per sempre le comunicazioni. Sempre che così sia in realtà. Certo tutto avrebbe potuto consumarsi in un istante, con il Mig che sbuca dal nulla e i Francesi che fanno fuoco, ma se veramente i Transalpini stavano tenendo d'occhio Gheddafi per abbatterlo, perché sparare proprio quando era vicino ad un aereo civile, con il rischio di comprometterlo (!) o di avere una comitiva di scomodi testimoni per un tale azzardo bellico?
Come al solito, guarda caso quel giorno c'erano un sacco di esercitazioni militari in giro per l'Italia, da parte di diverse nazioni amiche (compresi i francesi), sia in cielo, che in mare, nonchè in centri di rilevamento radar, con buchi diversi quarti d'ora solo per mettere e togliere nastri (operazioni che in genere occupano al massimo 2 o 3 minuti).
Nessuno ha visto niente. Ma cosa sarebbe successo? Lo hanno confuso con l'aereo con a bordo il dittatore?? Lo hanno fatto apposta come ammonimento ai politici italiani, vista la nostra benevolenza nei confronti del regime libico? E' tutto dovuto ad un terribile caso sfortunato o c'è una colposità che va ben al di là della tragica fatalità? E soprattutto, visto che in casi analoghi, ovvero quando per errore è successo che un aereo civile è stato colpito durante un'apoerazione militare, è sempre stata abitudine degli alleati di ammettere la propria responsabilità, perché questa volta i Francesi (ochi per essi) avrebbero taciuto e la NATO imposto l'insabbiamento? In genere quando la manipolazione delle prove è di questo tipo, gli accadimenti nascondono ben più temibili verità.
Oggi il rischio di III guerra mondiale non è lo stesso di 30 anni fa, c'è una certa cooperazione globale dell'occidente, e un incidente, per quanto grave sarebbe gestibile senza particolari problemi di sorta. Ciò nonostante lo stesso si preferisce ancora tenere tutto segreto, una ragione molto importante ci sarà, e credo risulti a tutt'oggi deltutto inconfessabile. Col tempo la procura di Palermo è riuscita per lo meno a far risarcire i parenti delle vittime, riconoscendo l'incapacità delle istituzioni di evitare il disastro, mentre il resto delle indagini e i relativi processi sono terminate con responsabilità a carico di ignoti, in generale con un niente di fatto. Restano solo quei tracciati radar, con stranissime eco e misteriosi plot di velivoli non identificati, che quella sera numerosi solcavano i cieli del corridoio commerciale in cui transitava l'aereo spentosi ad Ustica. Restano le ammissioni di silenzio denunciate anonimamente al telefono in diretta TV, e quelle implicite dei numerosi radaristi militari e civili che quella sera preferirono spegnere i monitor e le coscienze, per non essere risucchiati in un complotto internazionale. C'è chi forse pagò con la vita infatti.
Resta evidente a parte tutto, la misera e indegna figura delle nostre istituzioni e soprattutto della NATO, organismo che dovrebbe vegliare sulle nostre vite come garante di sicurezza internazionale, mentre in verità si macchia di tali manovre perverse per celare le proprie occulte attività belliche, inconfessabili.
In 30 anni si sono spesi soldi, fatica e dolore per cercare una verità che desse pace alla memoria delle vittime e ai familiari, ma ancora si attende, e i ricordi si annebbiano. Si sono ipotizzati Mig, ordigni nucleari, terroristi a bordo, ufo, e intrighi vari di diversa natura, ma ancora nessuno si è preso ufficialmente la responsabilità della tragedia. Attuamente è in corso una rogatoria per una richiesta formale ai francesi, affinchè vengano desecretati tutti i documenti riguardanti quel 27 giugno del 1980, cosa che avverrà, siccome le autorità d'oltralpe hanno dato la loro disponibilità in merito. Procedimento del tutto inutile ovviamente, se la Marina Francese risultasse innocente, o le carte inutilizzabili. Chissà come i libri di storia fra qualche lustro parleranno della cosa, sempre che qualcuno ancora si sarà battuto per la verità, e magari ai nostri nipoti toccherà leggere le stesse grette infamie che si debbono sorbire i parenti e gli amici delle vittime oggi, ovvero che il Dc9 Itavia è esploso per una bomba mal gestita da un terrorista, mentre era in bagno, sull'aereo. Con massimo disprezzo di chiunque abbia a cuore la soluzione di questo mistero, certe baggianate sono ancora ben ostentate con fermezza, soprattutto da quelli che nei misteri e nelle cospirazioni, quand'anche evidenti come questa, vedono sempre e solo logici sviluppi casuali incolpevoli, e fantasiose ricostruzioni complottistiche. Questi microcefali, e tutti quelli che hanno vergognosamente trasformato questo caso in un buco nero della legalità, prima o poi, in cielo o in terra, pagheranno, e se Dio vuole prima o poi sapremo a chi chiedere il conto.
Ricordatevi sempre di non dimenticare, di puntualizzare, perchè chiunque ha avuto il potere di far sparire nel nulla il DC9 e i suoi 81 passeggeri, avrà sempre la possibilità di riscrivere la storia e modificare la memoria.
Così è da sempre.

03/05/10

INCIDENTE? MMM... DUBBI SULLA TRAGEDIA AEREA POLACCA



Davvero strano incidente, con tante incongruenze che danno adito a numerosi sospetti.
Purtroppo sembra sempre di voler essere complottisti a tutti i costi, parlando di queste cose in questo modo, ma purtroppo in casi come questo i fatti sembrano accumularsi su una linea poco chiara, soprattutto quando le coincidenze vogliono che a sparire sia il dissenso che si è scontrato col potere, o la politica che si è battuta contro la morte.
La lista dei protagonisti di questi "casi" è lunga, e per citarne alcuni tra i più famosi, si incontrano Kennedy, M.L.King, B. Bhutto, Gandhi, J.Lennon e tanti altri, tutti morti assassinati in circostanze poco chiare, tutta gente di "pace" in lotta contro qualche genere di "potere".
E' ancora tutto da vedere se Kaczynski e il suo entourage siano solo gli ultimi di questa macabra schiera di ipotetiche vittime del complotto, o se invece appartengano al tragico senso del paradossale del caso, che sovente colpisce in maniera così bizzarra da confondersi col destino, per di più in macabro scherno al calcolo delle probabilità, come in questo caso.
Cosa sono quelle piccole esplosioni che si sentono nel video ripreso sul luogo dell'incidente? Sono davvero colpi di pistola?
Come è possibile che non si sia trovato un solo resto di una qualsiaisi delle vittime? Pensiamo solo all'attentato del Pentagono del 9\11, dove in seguito alla presunta palla di fuoco in cui si disintegrò l'aeroplano, si poterono "identificare" i resti di 179 passeggeri, compresi i 5 "dirottatori"!!
Nel video si parla della strenua battaglia del governo polacco contro il vaccino della scorsa pandemia mai avvenuta, come possibile relazione di un presunto assassinio.. Personalmente non vedo nessun elemento che punti in questa direzione, se non il sospettoso assunto che qualche servizio segreto abbia fatto piazza pulita dei dissidenti in perfetto stile KGB, poichè asservito alle potenze farmaceutiche, o assecondando gli ordini della fantomatica agenda del NWO.
Tanta fantapolitica, ma anche tanti elementi controversi e dubbi, dalla scatola nera in mano dei russi, alle strane manovre della dismissione dello speciale servizio radar dell'areoporto di Smolensk.
Non era mia intenzione speculare su tale tragedia, fino alla fine ho cercato di resistere e di guardare a questo incidente come a un triste caso sfortunato, ma più gli elementi saltano fuori nella loro improbabilità, più parlare di coincidenze sembra ingenuo.
L'unica cosa da fare è tentare di non farsi ammorbare dalla retorica del "tutto bene" e "tutto ok" che sembrava rimbombare dappertutto nell'immediatezza dell'incidente, proprio per eliminare alla radice ogni dubbio di sorta. E' d'obbligo tenere viva l'attenzione sul caso, esaminando i dati effettivi, poichè il tempo non sta dando ragione alla precauzione, e come spesso è successo in momenti poco felici del passato, i russi si celano dietro ad ambigui silenzi, nella manchevole carenza di spiegazioni valide plausibili.
In Polonia è stato dato tutto in mano ad un magistrato, e vedremo cosa verrà fuori, nella speranza sincera di poter chiudere davvero questa triste pagina di cronaca nera europea, imputando il tutto ad un semplice tragico incidente.

04/01/10

LOS ROQUES: MISTERO ANCORA SENZA RISPOSTA


Oggi 4 gennaio cade inaccettabile, il triste anniversario dell'incidente avvenuto nel 2008 a Los Roques, località turistica in Venezuela, dove scomparvero insieme al bimotore sul quale stavano viaggiando, 14 passeggeri di cui 8 cittadini italiani. Non si capisce come al giorno d'oggi sia ancora possibile che un aereo e il suo contenuto scompaiano senza lasciare la benchè minima traccia, ma per chi non lo sapesse i misteri di questa tragedia sono numerosi e grotteschi, attorniati da elementi talmente assurdi ed inquietanti da rendere la questione un insensato intrico insolvibile. Da anni i familiari delle vittime si battono per trovare la verità, e sostenere le ricerche costa fatica e soldi, nonchè tanto coraggio per mantenere un barlume di speranza tenendo viva l'attenzione sul caso. Subito dopo la scomparsa sembra il classico incidente aereo: compagnia aerea di rottami volanti, scarso ausilio di tecnologie appropriate. Ma il comandante ha lanciato il May Day ad una ventina di miglia dalla costa, si conosce il luogo preciso dove avrebbe dovuto ammarare, e ci sono diversi altri mezzi dislocati in zona che iniziano subito le ricerche, sia dall'aria che dall'oceano. Niente, neanche un indizio utile per indirizzare i soccorsi. Poi con il conseguente coinvolgimento delle istituzioni locali ed italiane e una caccia al relitto approfondita, inizia a delinearsi il mistero. Dapprima sembra idividuarsi la chiazza di cherosene in acqua, poi si ipotizza che la carlinga giaccia sul fondale, ma i relitti trovati non possono appartenere al Transaven, bimotore ad elica YV2081, marca LET-410 UVP-E. Effettivamente non è il primo aereo ad inabissarsi in quella zona. Intanto gli investigatori riescono a raccogliere le informazioni più scottanti che le autorità venezuelane in vano tentavano di celare e vengono a galla tutte le contraddizioni del caso. Il primo dato incredibile è che non si sia mai identificato neanche il più piccolo resto dell'aereo o qualsiasi oggetto galleggiabile riconducibile al disastro, cosa davvero inusuale per un impatto in acqua. Ma c'è molto di più. Innanzitutto non vi è certezza sul numero esatto dei passeggeri che va da 14 (compreso il pilota) a 18, il chè lascerebbe aperta la porta ad ipotesi terribili come l'eventuale dirottamento del velivolo da parte di non meglio identificati narcotrafficanti, opzione tra l'altro non così astrusa. Stranamente solo 10 giorni dopo viene ripescato il solo cadavere del copilota con relativo salvagente semigonfiato, ritrovamento che potrebbe voler dire che in qualche modo l'aereo ha ammarato in acqua, e l'uomo è riuscito ad uscire dal relitto, mentre invece gli altri passeggeri, bloccati dalla cintura di sicurezza, sarebbero sprofondati orribilmente sul fondo del mare senza riuscire a liberarsi, perchè come già detto non c'è nessun altro rinvenimento. Oppure, essendo il copilota l'unico a non doversi legare con le cinture per mostrare ai passeggeri le istruzioni da seguire durante le manovre per l'ammaraggio, una volta affondato l'aereo, sia poi fuoriuscito dal velivolo schiantato dalla pressione, affiorando in un secondo momento. Dato incomprensibile però resta il fatto che non viene trovata acqua nei suoi polmoni. Ma non solo: è assolutamente sospetta l'identità di tale cadavere, poichè nella relazione dell' Anatomopatologo Dr. Cipolloni si sostiene che non vi siano le tipiche lesioni da impatto, e che la salma, nonostante sia irriconoscibile, risulta "fresca", non certo come dovrebbe essere dopo 10 giorni di deriva nell'oceano. Inoltre il metodo d'identificazione effettuata dalle autorità venezuelane si basa su una protesi dentale assente, i cui preposti alveoli gengivali risulterebbero inadatti a ricevere lo stesso, e su un orologio per nulla ossidato dalla lunga permanenza in acqua salata, tra l'altro fermo a due ore prima dell'ora della scomparsa dell'aereo. Le ipotesi derivanti da questo unico elemento ritrovato nelle acque antistanti Los Roques porterebbero dunque a diversi scenari, ma vista l'evidente approssimazione colposa in merito alle indagini delle autorità locali, sembrerebbe da escludersi il semplice incidente aereo, ma al contrario l'imbarazzante e goffo tentativo di depistaggio ipotizzato a carico dei venezuelani, porterebbe a pensare più ad un dirottamento. Certo è che per il buon nome dell'apparato turistico della zona, prima si conclude l'affare, prima si può dimenticare l'accaduto e far ripartire il carrozzone turistico, in zone in cui sopravvivere coincide con il ripristinare l'afflusso di dollari ed euro dei vacanzieri stranieri. Per questo la frettolosità dimostrata dalle autorità locali nel voler dare un senso compiuto alla sciagura, potrebbe semplicemente significare la volontà di dimenticare e ripartire. Certamente comprensibile, ma davvero esecrabile. Non si possono dimenticare Paolo, Bruna, Emma, Sofia, Stefano, Fabiola, Annalisa e Rita, come se fosse stato una tragica fatalità irripetibile, perchè potrebbe succedere di nuovo, è già successo, 10 anni prima a Mario Parolo e Teresa de Bellis, e conoscere il destino di queste persone significa dare pace a tutte le moltissime altre che da anni piangono, sperano e disperano nell' insopportabile attesa di notizie dei propri cari. Comunque i parenti delle vittime tengono duro, e recentemente sono riusciti a strappare alle istituzioni di entrambi i paesi, la promessa di iniziare finalmente una nuova ed approfondita ricerca sottomarina del relitto. Ce n'è voluto, soprattutto per colpa delle mille parole tradite, degli infiniti ritardi e dell'incomprensibile disinteresse generale venezuelano, che poi d'altra parte si è scoperto aver secretato alcuni dei risultati dell'indagine interna, come nella più classica e proverbiale ambiguità da dittatura sudamericana, lasciando pertanto immaginare di essere in possesso di qualche indizio inconfessabile. Cosa mai avranno da nascondere se, come dicono, è stato un banale incidente aereo? Certo è che più passa il tempo e più le speranze diminuiscono, ma cosa dovrebbero pensare gli amici e i parenti di Fabiola, il cui cellulare ha squillato libero 24 ore circa dopo l'incidente, ( e non solo il suo) quando avrebbe dovuto essere muto, sepolto in fondo all'oceano? Cosa devono augurarsi tutti quelli che ancora aspettano una misera briciola di verità, per mettersi finalmente l'anima in pace? Davvero le autorità hanno fatto tutto il possibile per trovare l'aereo e i suoi passeggeri? Cosa potrebbero aver nascosto per far tornare le acque calme e riprendere a spennare i turisti, o evitare di scoperchiare il pentolone con un'altro incidente politico-internazionale riguardante la discutibile gestione della guerra al narcotraffico venezuelana? Come già scritto su queste pagine, capita che al mondo gi aerei scompaiano misteriosamente e le vittime non possano godere mai di pace e giustizia. Potrebbe succedere di nuovo, è già successo, e niente e nessuno lo potrà evitare, ma la memoria e la speranza è tutto ciò che abbiamo, poichè dimenticare vorrebe dire rassegnarsi, non pretendere la verità significa diventarne complici.

05/06/09

MISTERI AEREI


Volare resta sempre il modo migliore e più sicuro per viaggiare, lo sappiamo, ma a volte significa anche rimanere inghiottiti per sempre nelle profondità di un mistero insondabile. Insieme all'ultimo caso clamoroso dell' A330 AirFrance scomparso sul pacifico davanti al Brasile, mi vengono in mente il Let-410 della Transaven diretto a Los Roques del 4 gennaio 2008, anch'esso misteriosamente sparito durante il tragitto, e il famosissimo enigma del DC9 Itavia del 27 giugno 1980 esploso (fatto esplodere) in volo nelle vicinanze di Ustica. Questi 3 casi apparentemente hanno poco in comune oltre alla tragica fatalità, ma ognuno di essi resterà nel nostro immaginario come un buco sul tessuto delle certezze della vita, soprattutto quando la mancanza di elementi logici per determinare le cause meccaniche dell'incidente lascia aperte le ipotesi più inquietanti, rendendo il giallo quasi nero. In ognuno di questi casi i tracciati radar non chiariscono un gran chè (quando ci sono), il may day non è stato lanciato, quindi a bordo non vi è stato il tempo per rendersi conto della minaccia. Se l'Itavia è stato recuperato, con relative scatole nere rese poi colpevolmente inutilizzabili, negli ultimi 2 invece non si trovano resti convincenti, ma in tutti e tre i casi l'impressione che rimane è che ci sia qualcosa che non si deve sapere, e l'indicibile segreto è mantenuto a costo della vita dalle poche persone che sanno. In effetti il business aereo è continuamente minacciato da più fronti, dal prezzo del carburante al terrorismo, ci manca solo di scoprire una nuova voce nell'elenco delle possibili fonti di sciagura, tipo tempeste solari o campi magnetici instabili o ufo, che le statistiche vantate dalle compagnie di volo dovrebbero subire dei ritocchi scomodi e deleteri. La gente ha già fin troppa paura nel compiere l'innaturale gesto del volo per sconvolgerla con l'insostenibile indeterminatezza delle fatalità. Quindi in ogni caso risulterebbe logico che se qualcuno sapesse qualcosa di scomodo sarebbe poco furbo a non tenersela per sè. La cosa che mi fa scrivere questo testo è però il mistero, il segreto dello svolgimento reale dei fatti che non vuole essere sciolto, e le numerosissime testimonianze di piloti professionisti su oggetti ed avvenimenti soprannaturali che spesso hanno messo in pericolo la loro incolumità in cielo. Riguardo ad Ustica le probabilità si riducono a due: la più gettonata è quella dell'abbattimento da parte di un caccia NATO che nel tentativo di spazzare via un fantomatico MIG libico, magari con a bordo Gheddafi, abbia combinato la frittata mancando l'intruso che si era sistemato sotto la pancia del DC9, poi colpito (con i più sentiti complimenti per l'intuizione geniale da parte del popolo italiano). La seconda, per quanto possa in prima analisi risultare ridicola ad una mente razionalista, è l'ipotesi ufo. A chiunque sia spuntato un sorrisetto ironico gli consiglio di leggere questo. Seppur scomoda ed imbarazzante, questa relazione su un ipotetico coinvolgimento di un ufo nel disastro di Ustica fu vagliata e considerata con molta attenzione dal magistrato inquirente, soprattutto perchè in ultima analisi, molti degli elementi a favore di questa tesi risulterebbero sorprendentemente illuminanti per spiegare alcune incongruenze allora come oggi ancora irrisolte. L'aereo da turismo scomparso di fronte alle coste del Venezuela dove probabilmente persero la vita altri italiani innocenti, se è possibile è un caso ancora più misterioso, su cui a malapena basterebbe un libro per evidenziare i risvolti complessi delle possibili eventualità concatenatesi in questo incidente: dalle condizioni della compagnia in questione (Transaven) agli inquietanti ritrovamenti parziali di resti umani e parti dell'aereo, che non fanno altro che renderlo un rompicapo insolvibile. I familiari delle vittime (specialmente la famiglia Durante) sono anni ormai che sbattono contro il famoso muro di gomma, venezuelano questa volta, addirittura hanno ancora una flebile speranza di ritrovare vivi i loro cari, nell'ipotesi che l'aereo sia stato dirottato da narcotrafficanti; anche lì le incongruenze misteriose sono molte a cominciare dal conteggio dei passeggeri, di cui manca a tutt'oggi il numero esatto. Anche qui se volessimo notare una componente di possibile coinvolgimento ufologico potremmo considerare lo spegnimento ingiustificato di entrambi i motori dell'aereo e le altre avarie comunicate dal pilota prima di sparire nel silenzio, come nella classica casistica di un incontro ravvicinato, oltre al bagliore e al boato testimoniati da pescatori della zona. In ultimo l'A330 partito dal Brasile è scomparso da troppo poco tempo per avere delle risultanze particolari. Si sa solo che non può essere lui il responsabile della lunghissima chiazza di carburante individuata nell oceano, troppo estesa per appartenere ad un aeromobile di quel tipo e c'è ancora confusione sul ritrovamento dei possibili rottami. Ma anche in questo caso i misteri sembrano già troppi e quando le cose vengono taciute spesso è perchè non si possono ammettere. Sarà un caso ma è molto strano che uno degli elementi riscontrato è che la velocità dell'aereo fosse troppo bassa (?) e che i dispositivi automatici di segnalazione guasti a terra d'improvviso erano come impazziti. In oltre un pilota su un altro velivolo nelle vicinanze ha testimoniato di aver visto un immenso bagliore seguito da tre altre luci. mah.. La verità è una cosa complessa da capire, ma a volte fin troppo semplice da spiegare. Le disgrazie capitano e qualunque siano le cause che le determinano, chi deve risponderne in genere deve anche pagarne il prezzo e spesso non ne ha voglia; di conseguenza nessuno di noi si stupisce più di tanto in fondo, nel vedere che in questi come in altri casi analoghi la verità non tornerà mai più a galla.